Comunic@re per vivere
&
Vivere per comunic@re
IL MIO ULTIMO VIAGGIO IN
BRASILE
Autore della foto
Anonimo
Titolo della foto
“Canoa Quebrada”
Link dell’immagine:
https://blog.123milhas.com/o-que-fazer-em-canoa-quebrada-ce-

MY SOCIAL-NOTE-BOOK
Capitolo primo
Settimo paragrafo - Parte prima
Comunic@re per vivere
&
Vivere per comunic@re
IL MIO ULTIMO VIAGGIO IN
BRASILE
Durante il mio ultimo viaggio in Brasile, durato circa sei mesi e mezzo, ho imparato molto sugli usi e costumi propri della cultura brasiliana, ma nei primi tempi ho fatto molta fatica per cercare di comprendere lo spirito del “brasileiro”, che è così diverso dall'animo proprio degli europei.
Per prima cosa ho dovuto affrontare la difficoltà di esprimermi in una lingua che conoscevo poco e certamente non ero in grado di esprimermi correttamente in “portoghese brasiliano”, una variante che si differenzia sensibilmente dal "portoghese" che si parla a Lisbona e, più in generale, in tutto il Portogallo.
La cultura brasiliana, infatti, affonda le sue radici principalmente nella tradizione europea introdotta dai colonizzatori portoghesi, che riuscirono a stabilire il proprio dominio su gran parte dell'odierno territorio brasiliano.
Ma è anche vero che il Brasile mantiene ancora oggi forti legami con l'eredità delle culture preesistenti all'arrivo degli "esploratori" europei ed inoltre tutto il Sud America in generale è stato meta di flussi migratori da ogni parte d'Europa, senza contare il profondo contributo apportato dalle comunità di origine africana giunte sul posto durante il periodo della schiavitù.
Il risultato è una popolazione
fortemente multietnica che,
nel corso dei secoli, ha dato vita
ad un vero e proprio
“arcobaleno di colori”.
A mio parere, è proprio questo "caleidoscopio di colori" la vera caratteristica distintiva del Brasile: una varietà che si respira camminando lungo le strade principali e che esplode in tutta la sua forza espressiva all'interno delle favelas, che sono spesso animate da magnifici, sorprendenti ed a volte persino strabilianti "murales".
Il Brasile, come spesso siamo portati a credere, non è uno stato “unitario”, bensì una “Repubblica Federale” di tipo presidenziale, il cui territorio è formato dall'unione indissolubile di 26 stati federati, ciascuno con un proprio territorio ed una propria capitale.
Brasília, la capitale federale, fu costruita seguendo i dettami dell'architettura contemporanea ispirati, tra gli altri, dal genio di "Le Corbusier", che già nel 1929 si era recato in Brasile, influenzando profondamente una nuova generazione di progettisti urbanisti ed architetti locali come Lúcio Costa ed Oscar Niemeyer, ai quali si deve la realizzazione del piano urbanistico e dei monumentali edifici che definiscono l'identità della città.
Al grande architetto svizzero-francese
"Le Corbusier" si deve l'ispirazione
del piano urbanistico della città
destinata a diventare
"Capitale Federale del Brasile".
BRASÍLIA,
per l’appunto.
Durante i miei precedenti viaggi di vacanza in Brasile, tuttavia, ero sempre stato in compagnia di persone del posto che conoscevano benissimo i luoghi e che mi facevano da interpreti per una lingua che, all'inizio, mi sembrava "erroneamente" molto simile allo spagnolo.
Pertanto mi guardavo in giro, ammirando le chiese ed osservavo con attenzione i tanti palazzi che disegnano lo “skyline di Fortaleza", famosa località turistica, nonché capitale dello Stato del Cearà, nella magnifica
Regione Nordest del Brasile.
Fortaleza sorge a poco più di 400 chilometri a Sud dell’equatore, una posizione che regala anche una piccola, bizzarra curiosità quotidiana, come ad esempio l’acqua del lavandino che gira al contrario, poiché ci si trova già nell'emisfero australe.
Un’altra curiosità importante, che ho scoperto solo più avanti durante la mia permanenza in Brasile, è che bisogna fare attenzione a come ci si rivolge ad un abitante del luogo.
Infatti, se ti rivolgi ad un brasiliano dalla sua parte destra, lui ti risponderà in modo sgarbato, in quanto il tuo atteggiamento viene percepito e considerato irrispettoso, come se fosse un attacco diretto nei suoi confronti.
Se invece hai l’accortezza di parlargli dalla sua parte sinistra, tutto magicamente cambia, perché non vieni percepito come persona maleducata e non “costituisci più una minaccia”, pertanto verrai trattato in modo amichevole e cordiale.
All'inizio ignoravo questa regola non scritta, pertanto quando mi capitava di chiedere indicazioni per orientarmi nella città metropolitana, finivo regolarmente per perdermi in un labirinto urbano, sentendomi esattamente come chi vaga sperduto nella “jungla” e non riuscivo a capacitarmi del perché... ed invece la motivazione era semplice:
a volte chiedevo informazioni
rispettando questa regola "segreta",
mentre a volte “sbagliavo” e ricevevo
indicazioni appositamente “fuorvianti".
Solo qualche tempo dopo ho imparato a rispettare questa “strana consuetudine” ed, avendo anche migliorato man mano il mio portoghese parlato, venivo scambiato per un qualunque turista “brasileiro”, magari con un accento strano e non più come uno “straniero”, per cui di volta in volta, chiedendo informazioni, ricevevo indicazioni corrette e potevo, quindi, proseguire il mio tranquillamente il mio cammino, certo di raggiungere la meta.
Nella mia mente il ritorno a Fortaleza non era una semplice vacanza, ma una vera e propria fuga dall'Italia e da tutto ciò che rappresentava il mio passato, quindi avevo fermamente deciso nell'ordine:
1) abbandonare il mio stressante lavoro da architetto libero professionista;
2) lasciare Riccione ed i miei più cari amici;
3) tagliare i contatti con la mia famiglia d’origine e persino con mia moglie e la sua famiglia.
Insomma senza lasciar trapelare alcun indizio
e di nascosto da tutto e da tutti,
da oltre tre mesi avevo programmato
nel minimo dettaglio e con minuzia
"la mia fuga in Brasile".
Pertanto avevo aperto un nuovo conto su una banca diversa da quella che utilizzavo per il mio conto professionale e da questo conto avevo trasferito 3.900 euro sul nuovo conto segreto: si trattava di una piccola cifra, il denaro che mi sarebbe servito per iniziare una nuova vita a Fortaleza.
La mia scelta di intraprendere un viaggio che mi avrebbe consentito la fuga da una vita stressante e priva di gioia di vivere era compiuta ed avevo calcolato tutto nei minimi dettagli, ma come sempre l’imprevisto era in agguato:
la carta fisica del nuovo conto tarda ad arrivare, ma avevo già a disposizione l'App sul telefono, quindi decido di partire ugualmente.
Il giorno prefissato per il mio volo
era il 14 ottobre del 2023.
Ma quando arrivo a Fortaleza, scopro che non posso pagare un hotel tramite bonifico, in quanto il sistema bancario brasiliano non prevede l’uso dell'IBAN per le normali transazioni.
In Brasile, infatti, per i pagamenti viene usato il “Pix”, cioè un sistema molto semplice e veloce, che consente scambi commerciali in tempo reale, tramite l’utilizzo di un qualsiasi dispositivo mobile.
Giro invano per le strade di Fortaleza, fino quando un’insegna attira la mia attenzione:
ero di fronte all'Hotel Bell'Italia, con tanto di bandiera tricolore nei pressi di
"Praia de Iracema",
la spiaggia più famosa e frequentata di Fortaleza.
Entro e scopro che l’hotel è gestito da un calabrese e pertanto attraverso il suo conto italiano, riesco ad inviare un bonifico e pagarmi una camera.
In una delle mie solite lunghe passeggiate incontro per caso “Ariana”, una venditrice ambulante di “tapioca”, originaria di una piccola borgata di mare, famosa meta turistica del Nordest del Brasile: “Canoa Quebrada”, che in italiano si potrebbe tradurre come “Imbarcazione rotta”.
Ariana tenta di vendermi la sua “tapioca”, una sorta di dolce ottenuto dalla lavorazione della farina di manioca, ma invece iniziamo a dialogare amabilmente e così tra noi nasce spontaneamente un’amicizia sincera.
Nei miei precedenti viaggi in Brasile avevo visto la pubblicità di varie agenzie di viaggio, che proponevano questa meta turistica e stranamente mi sono sentito attratto, pensando che “nulla accade per caso”, per cui in compagnia di Ariana, il giorno dopo ci siamo diretti verso
“Canoa Quebrada”.
Tra Ariana e me è nata una fin da subito una speciale affinità elettiva e nei primi tempi lei mi ha ospitato nella casa che aveva preso in affitto, non lontano dal centro di “Canoa Quebrada”, dal quale faceva la spola per recarsi a Fortaleza e vendere il suo prodotto artigianale, lavoro che gli dava a malapena da vivere.
Nel mio programma, una volta giunto in Brasile, intendevo trovarmi un’occupazione umile e modesta, che mi consentisse di vivere in modo autonomo, ma nonostante “Canoa Quebrada” sia una meta turistica tutt'ora molto gettonata, in quel periodo eravamo in bassa stagione, per cui riuscire a trovare lavoro era un’impresa quasi impossibile.
Nonostante tra Ariana e me ci fosse un rapporto di pura amicizia, i suoi familiari iniziarono a sollevare obiezioni sull'appropriatezza della nostra convivenza, per cui sono stato costretto a ritornare a vivere in mezzo alla strada, in attesa che dall'Italia arrivasse la mia carta di credito, come da richiesta presentata tramite e-mail alla mia filiale di Riccione.
Traendo spunto dall'antica mitologia greca è facile paragonare la mia amica Ariana alla celebre “Arianna”, che offre al suo innamorato “Teseo” il filo per ritrovare la strada del ritorno, una volta ucciso il “Minotauro” all'interno del famoso labirinto di Creta.
Ed in effetti la mia carissima amica Ariana ha continuato ad aiutarmi per tutto il resto della mia permanenza a "Canoa Quebrada", infatti è stato proprio grazie a lei, per esempio, se sono riuscito ad ottenere l’utilizzo di un piccolo locale, che la prefettura provinciale aveva destinato allo scopo di ospitare le persone "senzatetto", che si trovavano nella situazione in cui mi trovavo io in quel determinato momento della mia vita.
Il locale era davvero molto ristretto,
senza alcuna finestra
e con l’ingresso privo di infisso.
L’abitazione, se così la si può chiamare, era davvero "essenziale", in quanto costituita da un unico locale di circa due metri per uno e mezzo, senza servizio igienico, né tanto meno acqua e luce ed in più completamente privo di finestre, con un solo ingresso e senza neppure l'infisso alla porta.
Comunque avevo trovato per strada un materasso usato, che qualcuno aveva buttato via, quindi riuscivo a dormire abbastanza comodamente e soprattutto avevo un tetto sulla testa ed un posto dove conservare le mie poche cose, che comunque sapevo che nessuno mi avrebbe toccato.
Infatti, parlando con le persone del luogo, qualcuno mi aveva spiegato che in un posto turistico quale è "Canoa Quebrada" nessuno si azzarda a rubare niente, appunto perché il paese vive di turismo e la sicurezza deve essere garantita a tutti i costi.
Da parte mia trascorrevo le mie giornate parlando con la gente del posto, chiedevo lavoro e raccontavo la mia storia di libero professionista, che aveva deciso di cambiare vita.
La mia storia incuriosiva molto le persone
ed in poco tempo sono diventato
una vera e propria "celebrità".
C'è da considerare che mi trovavo
in piena "Fase UP",
per cui la mia mente viaggiava
alla "velocità della luce".
Solo per fare qualche esempio,
1) imparavo la lingua locale con una facilità ed una velocità impressionante;
2) mi ricordavo perfettamente i nomi di tutte le persone che man mano incontravo;
3) inoltre mi ricordavo anche le storie di ciascuna delle oltre mille persone che vedevo, praticamente tutti i giorni.
Può sembrare incredibile,
ma questo è uno dei pochi vantaggi
di cui posso godere come persona
affetta da "Sindrome bipolare".
Penso sia difficile da credere,
ma non so come spiegare meglio
cosa accade al mio cervello
quando mi ritrovo nel pieno
di una "Fase UP".
Posso solo fare riferimento al film di Luc Besson - "Lucy", per cui, ricercando su internet e chiedendo a Google di raccontarmi la trama completa del film, ho ottenuto tutto ciò che vorrei condividere con voi,
mie care amiche e cari amici social.
Ho chiesto a Google: "Quale è la trama completa del film “Lucy” di Luc Besson"?
<<La trama del film Lucy (2014), diretto da Luc Besson ed interpretato da Scarlett Johansson, racconta la storia di una giovane studentessa che sviluppa poteri straordinari dopo essere entrata in contatto con una potente droga sintetica.
L’inizio a Taipei
-
Lucy vive a Taiwan e studia.
-
Il suo ragazzo Richard la inganna e la costringe a consegnare una valigetta ad un pericoloso boss della mafia coreana, Mr. Jang.
-
Mr. Jang uccide Richard e rapisce Lucy.
Il contagio ed i poteri
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I criminali impiantano chirurgicamente nel basso ventre di Lucy un pacchetto contenente una nuova e potentissima droga sperimentale, il “CPH4”.
-
Lucy viene picchiata da un carceriere ed il sacchetto si rompe, rilasciando la sostanza nel suo corpo.
-
La droga potenzia le sue capacità cerebrali oltre il normale limite umano, permettendole di usare una percentuale sempre maggiore del proprio cervello.
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La ragazza acquisisce superpoteri: telecinesi, telepatia, controllo della materia, assenza di dolore ed una conoscenza universale.
La ricerca e la vendetta
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Lucy si vendica dei suoi rapitori e fugge.
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Contatta il famoso neuroscienziato Professor Norman (interpretato da Morgan Freeman) per farsi spiegare cosa le stia accadendo e trovare un modo per gestire la mutazione.
-
Capisce di avere pochissime ore di vita prima che il suo corpo ceda al 100% dell’attività cerebrale.
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Rintraccia gli altri corrieri che trasportano la stessa droga in Europa e recupera le dosi rimaste con l’aiuto del capitano di polizia francese Pierre Del Rio.
Il finale
-
Nel quartier generale universitario, protetta dalla polizia, Lucy assume il “CPH4” rimasto per raggiungere il 100% delle capacità mentali.
-
Il suo corpo si dissolve e si fonde con lo spaziotempo, viaggiando indietro nella storia dell’umanità fino all'Australopiteco (chiamata anch'essa Lucy).
-
Quando raggiunge la piena conoscenza dell’universo, la sua coscienza svanisce lasciando dietro di sé una chiavetta USB che contiene tutto lo scibile umano, prima di scomparire del tutto nello spazio>>.
Mie carissime amiche e carissimi amici social,
bisogna considerare che questo film, prodotto dal genio indiscusso della cinematografia francese Luc Besson, è uscito nei cinema nel lontano 2014, ma per certi versi risulta ancora estremamente attuale per la potenza espressiva delle tematiche affrontate.
Personalmente mi ha colpito scoprire che noi, in quanto esseri umani, utilizziamo una percentuale davvero molto bassa delle effettive capacità intellettive del nostro cervello.
Bene, basandomi su questa informazione, posso affermare che nel momento in cui mi trovo in "Fase UP", il mio cervello acquista una sorta di "superpotere", pertanto ogni cosa mi viene risulta semplice ed anche risolvere il più complicato dei rompicapi è per me un gioco da ragazzi.
Inoltre il mio cervello diventa in grado di acquisire una straordinaria quantità di informazioni, anzi, per meglio esprimere questo concetto, la mia mente ingurgita continuamente informazioni, in un ciclo continuo che da apparire insaziabile ed inarrestabile.
Vi prometto che tornerò a parlarvi del film "Lucy" con un'analisi più dettagliata, collegando questo tema alla nuova tecnologia che avanza inarrestabile e sempre più velocemente, tanto che ci costa davvero parecchia fatica tentare di rimanere al passo con i tempi.
Ma torniamo per un attimo
al prosieguo del racconto de'
"Il mio ultimo viaggio in Brasile".
Ero senza soldi e senza la possibilità di trovarmi un lavoro, quindi per procurarmi del cibo mi arrangiavo chiedendo aiuto alle persone e non mancava mai qualcuno che mi offrisse un pezzetto di pizza o un piatto di “feijoada” (piatto tipico brasiliano con riso, carne, fagioli e verdure varie).
Per lavarmi mi tuffavo direttamente nell’Oceano Atlantico ed in sostanza vivevo per strada, raccontando a tutti la mia storia, ma mi rendevo conto che pochi mi credevano e la stragrande maggioranza delle persone mi considerava
"matto da legare".
Ero ricascato in una delle mie cicliche crisi psicotiche e trovandomi in una “Fase UP” della mia "Sindrome bipolare", dormivo poco e soprattutto non smettevo di parlare, coinvolgendo chiunque volesse ascoltarmi nei miei deliranti, farneticanti ed ossessivi pensieri.
Mi ricordavo in modo straordinario i nomi e le storie delle persone che incontravo, aspettavo con ansia che qualcuno mi offrisse finalmente un lavoro ed intanto il mio portoghese migliorava straordinariamente anche nella pronuncia e nella cadenza, tanto che le persone che mi avevano conosciuto fin dai primi tempi si meravigliavano dei miei strabilianti progressi.
Lungo le mie infinite passeggiate alla scoperta di ogni angolo di questa piccola borgata di mare mi capitava spesso la sensazione di un “déjà vu”, come se in una vita passata avessi vissuto proprio in quella cittadina di mare.
Pensandoci bene, in effetti avevo percorso oltre 9.000 chilometri per raggiungere un posto da cui mi sentivo attratto da oltre vent’anni.
Mie carissime amiche e miei carissimi amici social,
dopo una vita di sacrifici e duro lavoro, mi sentivo davvero bene e vi posso giurare che la sensazione che provavo era quella di essere finalmente "tornato a casa".
Non so se qualcuno di voi crede
nella reincarnazione o nel paradiso terrestre
o nell'esistenza degli universi paralleli,
ma io so che stavo bene e, finalmente,
mi sentivo davvvero felice.
Le mie giornate trascorrevano tranquille ed io, pur essendo nato in una borgata di mare, non avendo mai imparato a nuotare, poiché avevo il terrore di annegare, ho sempre evitato le acque profonde; ma ad un certo punto presi confidenza con l’oceano e le sue onde impetuose e, giorno dopo giorno, imparai ad ascoltare il ritmo della natura che mi circondava.
Osservavo l’avanzare delle maree, che ciclicamente si ritirano, lasciando a volte sulla spiaggia delle conche d’acqua caldissima, che la gente del posto chiama “piscinas naturais” (piscine naturali) dentro le quali rimanevo a crogiolarmi per ore ed ore.
Mi bastava dormire due o tre ore per notte e spesso capitava che mi svegliavo verso le 4:00 del mattino cioè in piena “madrugada” (il periodo della giornata che va da mezzanotte alle sei del mattino) ed andavo in riva al mare per aspettare l’inizio dello spettacolo scenografico dell’aurora, che nei pressi dell’equatore dura dai 30 ai 35 minuti e lo si può osservare tutto l’anno ed ogni giorno cambia in modo stupefacente.
Entravo sempre più in diretto contatto
con la bellezza della “Natura” che mi circondava
e vivevo con nulla, ma ero davvero felice,
poiché avevo trovato la mia pace interiore:
ero in pace con la natura,
con il mio prossimo
e soprattutto
con me stesso!!!
Tutti conoscono la meraviglia dell’aurora boreale ed io stesso ho sempre desiderato vedere almeno una volta nella mia vita l’aurora boreale, di cui tutti parlano e che io personalmente ho visto solamente in alcuni video.
Mie care amiche ed amici social,
vi posso garantire che l’aurora equatoriale è una sorta di magia, che si ripete tutto l’anno, ogni giorno in modo diverso ed è uno spettacolo scenografico con colori caleidoscopici che variano in modo impressionante e strabiliante, dai primi attimi fino allo spuntare del sole, in poche parole vi posso giurare che lo spettacolo dell’aurora equatoriale è davvero una
“Una specie di Magia”
“ It's a Kind of Magic"
come cantava il mitico
Freddy Mercury.
Continua ...