COMUNIC@RE PER VIVERE

&

VIVERE PER COMUNIC@RE

 

 

A Silvia,

a tutti i miei nipoti,

alle persone che amo, che ho amato

e che amerò per sempre,

alle persone che porto nel mio cuore,

alle persone che conosco, che ho conosciuto

e che spero di conoscere in futuro…

Infine a tutti voi, care amiche ed amici,

che mi seguite con affetto sui social…

 

Autore dell’opera

Leonardo da Vinci

Titolo dell’opera

“L'Uomo vitruviano”

Link dell’immagine:

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Da_Vinci_Vitruve_Luc_Viatour.jpg

 

 

MY SOCIAL-NOTE-BOOK

Capitolo primo

Primo paragrafo

COMUNIC@RE PER VIVERE & VIVERE PER COMUNIC@RE

“Il mio Comunic@libro”

Care amiche e cari amici social…

… con notevole coraggio

e considerevole audacia…

… ma soprattutto con

straordinaria fermezza

ed un raro ed eroico ardimento…

con grande orgoglio

vi presento il mio

“ Comunic@libro”

La copertina del social-libro forse la conoscete già!!!

Il mio comunic@libro

Dalla genesi dell’idea,

alla sua evoluzione progettuale.

Sogni ed aspirazioni personali

si intrecciano con il contesto

sociale contemporaneo…

… trasformando un obiettivo

individuale in una missione

a beneficio della collettività…

… un ideale no profit

rivolto al futuro!!!

ulisse-niguein-noprofit-profuture.org

L’idea di “comunicazione” non va confusa con il concetto di “trasmissione”, nel senso che sono due cose ben diverse e distinte tra loro.

Questi due termini della lingua italiana, che potrebbero sembrare molto simili e quindi sovrapponibili e che, addirittura vengono a volte erroneamente scambiate come sinonimi, in realtà delineano ed esprimono due processi cognitivi del tutto diversi, in quanto presentano differenze strutturali, concrete e sostanziali.

Sebbene la “comunicazione” e la “trasmissione” abbiano in comune alcune caratteristiche peculiari e varie prerogative specifiche, a volte possono essere occasionalmente modificate e deformate o, ancora peggio, in alcuni casi possono addirittura essere consapevolmente e volutamente alterate e, spesso, persino intenzionalmente distorte.

Ma in questo caso specifico stiamo parlando del caso in cui un potere egemone e fortemente dominante, come ad esempio un’autocrazia o una dittatura.

A tutt’oggi esistono diverse dittature, che si esprimono in forme differenti e spesso questo tipo di potere agisce in modo determinato e scrupoloso, al solo ed unico scopo di esercitare un controllo organizzato e meticoloso sui mass media.

Questo tipo di “potere forte”, avvalendosi di una strategia metodica e mirata ed attraverso un approccio orientato, risoluto e metodico ed utilizzando una strategia spesso mirata e finalizzata al condizionamento della realtà dei fatti, non esita ad interferire sull’opinione pubblica, distorcendo occasionalmente, ma anche intenzionalmente e prepotentemente la verità dei fatti.

In questo modo gli accadimenti, le vicende e persino i semplici eventi quotidiani, vengono del tutto stravolti, con lo scopo, nemmeno troppo occulto, di monopolizzare l’opinione pubblica a proprio piacimento.

Questa sistematica distorsione della verità, estesa persino alla cronaca quotidiana, tenta di orientare ed asservire sistematicamente l'informazione pubblica, al fine ultimo di raggiungere i propri obiettivi a proprio piacimento e per i propri interessi personali… tutto il contrario di una comunicazione propria di un potere democratico…

Ma io non mi occupo di politica

e di certo non è ciò di cui voglio effettivamente occuparmi,

almeno non in questo momento e forse nemmeno in un prossimo futuro!!!

Quindi, tralasciando questo particolare tipo di “manipolazione dell’informazione”, torniamo solo per un attimo ad analizzare la differenza tra “comunicazione” e “trasmissione”.

Giusto per essere precisi, ci tengo a puntualizzare che i “Media” (Mass media) dovrebbero essere definiti:

“MEZZI DI TRASMISSIONE DI MASSA”

e non

“MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA”.

Nel senso che la “trasmissione” prevede un’unica e sola direzione, in quanto l’informazione passa unidirezionalmente dall’emittente all’utente, che ne costituisce a tutti gli effetti il fruitore finale, mentre la “comunicazione” rappresenta un dialogo, per cui si suppone (solo a titolo di esempio) che un interlocutore ponga una domanda, a cui segue una risposta da parte di un soggetto diverso dal primo e che partecipa attivamente alla conversazione.

Insomma la “COMUNICAZIONE” è un colloquio, cioè un confronto ed uno scambio di idee… “un dono”, dalla radice latina “munus”, che significa “dono”, per l’appunto.

Mentre, per quanto riguarda la “TRASMISSIONE” la vedo un po’ più difficile riuscire a “discorrere amabilmente” con la radio, la TV o con i giornali e la carta stampata in genere… e mi risulta ancora più difficile riuscire ad ottenere da questi ultimi una qualsiasi tipo di risposta.

Naturalmente, ci sono delle eccezioni, tipo:

alcune radio accettano ancora le richieste per la messa in onda di una specifica canzone, magari corredata da una “romantica dedica” o di un semplice saluto…

oppure si può scrivere alla redazione di un giornale o di una rivista…

e via discorrendo…

In ogni caso “Comunicazione” e “Trasmissione”

hanno in comune un unico e solo argomento:

L’INFORMAZIONE!!!

“Quello che si prova non si può spiegare qui”... celebre frase tratta dalla canzone di Vasco Rossi intitolata “Gli Angeli”, uno dei suoi brani più suggestivi, coinvolgenti ed ammalianti… non certo una “canzonetta”, senza nulla togliere al grande Edoardo Bennato (“Sono solo canzonette”)!!!

Il brano “Gli Angeli”, pubblicato nel 1996 e contenuto nell’album “Nessun pericolo per te”, è noto per la sua intensità ed è dedicato all’amico prematuramente scomparso Maurizio Lolli.

Ci sono persone che parlano e parlano e non la finirebbero più di parlare… e se per caso ti permetti di interrompere il loro fiume di parole (come nella famosa canzone dei Jalisse - “Fiumi di parole”)... dicevo, se per caso ti permetti di interrompere il loro delirante flusso di parole, per esprimere una tua qualsiasi opinione personale, loro non ti ascoltano neanche, come la radio, anzi come la TV, i giornali o la carta stampata, che sono gli odierni mezzi di comunicazione o se vogliamo dire “Media”, che si legge "média" e non “midia” come spesso si sente dire persino in TV.

Dall’enciclopedia Treccani:

<<La pronuncia corretta del sostantivo “media” (o “mass media”), con il quale si è soliti indicare i mezzi di informazione (giornali, televisione, internet), è “mèdia”>>...

A proposito della differenza tra “comunicazione e trasmissione”, ai tempi dell’università mi si è presentata l’occasione di seguire un corso curato, redatto e tenuto personalmente dal famoso sociologo Danilo Dolci, purtroppo scomparso nel 1997.

Leggendo su Google ho trovato questa sintesi della sua opera e della sua insolita teoria:

<<Il contributo maggiore che Danilo Dolci ha dato sul piano della ricerca pedagogica è che educare significa offrire all’altro o all’altra la possibilità di rendere la propria vita più creativa e quindi di concepire la propria esistenza come creazione>>...

Ma in realtà questa definizione, seppur fantasiosa ed originale, non chiarisce fino in fondo l’importanza delle innovazioni introdotte nell’ambito della ricerca sociologica da parte di Danilo Dolci, per cui invito calorosamente i più curiosi ad approfondire lo studio della sua opera e del suo impegno nonviolento contro la mafia.

Dal sito www.nonviolenti.org cito solo a titolo di esempio:

“LA PEDAGOGIA MAIEUTICA DI DANILO DOLCI”

di Daniele Novara.

Sempre su Google si trova una breve traccia della sua biografia:

<<Danilo Dolci (1924 - 1997) è stato un sociologo, educatore, poeta ed attivista italiano, noto come il “Gandhi di Sicilia” per il suo impegno nonviolento contro la mafia, la miseria e l’emarginazione. Trasferitosi in Sicilia negli anni ‘50, ha lottato per i diritti civili e lo sviluppo locale tramite il “Borgo di Dio” e lo “sciopero alla rovescia”.

Danilo Dolci, nato a Sesana, in Friuli-Venezia-Giulia, si trasferisce in Sicilia e nel 1956 organizza una protesta “alla rovescia”, in cui disoccupati e contadini lavorano gratuitamente per sistemare una strada comunale, ma vengono puniti con l’arresto, in quanto sprovvisti di autorizzazione per dare avvio ai lavori>>.

Mi limito a riportare queste sintetiche note raccolte dal “web” al solo scopo di delineare brevemente la figura di Danilo Dolci, tuttavia, avendo avuto il privilegio di incontrarlo di persona, sento il dovere di arricchire il ricordo di questo “illustre studioso”, offrendo una testimonianza più intima ed al contempo dettagliata e specifica a riguardo dell’argomento oggetto del mio racconto.

All’epoca in cui l’ho conosciuto, Danilo Dolci sfiora già i settant’anni ed ai miei occhi di ventenne appare come un uomo anziano, a cui tributare tutto il mio più profondo rispetto.

Invece, fin dal primo giorno di lezione, questo “strano personaggio” porta in aula un’aura ammaliante, quasi magica e fiabesca e non appena presa la parola, non manca di porci domande apparentemente molto semplici, sempre dandoci del “TU” e pretendendo lo stesso trattamento informale nei suoi riguardi.

In pratica con il suo comportamento atipico e quasi “stralunato”, abolisce immediatamente le distanze tra la sua figura di docente e noi, giovani studenti.

Io di certo non avevo mai avuto a che fare con un professore universitario di tal genere!!!

In poche parole sconvolge tutta la classe, la rende partecipe, pone delle domande e ci costringe a riflettere sulle nostre proprie risposte… in poche parole ci fa sperimentare

“L’ARTE DELLA MAIEUTICA”.

Nulla di nuovo… lo faceva già il filosofo Socrate, passeggiando per l’Agorà di Atene nella metà del V secolo a.C. (circa 2.500 anni fa).

Bene… ed allora cos’é la “Maieutica”???

L’arte della maieutica è l’occupazione delle levatrici, cioè le donne che fanno nascere i bambini, le odierne ostetriche, per intenderci.

Riprendendo il ruolo delle levatrici, Socrate attribuisce al loro compito un significato del tutto nuovo ed attraverso il dialogo e l’uso mirato delle domande, il filosofo svolge semplicemente la funzione di “far partorire” la verità intrinseca nell’animo delle persone.

In fondo il metodo della maieutica sta tutto qui:

una verità, la cui essenza è tanto profonda quanto disarmante nella sua semplicità, poiché la verità nasce direttamente dal nostro “IO” ed ogni persona possiede già la sua verità interiore; basta solo trovare il modo corretto per tirarla fuori… (altro che macchina della verità)!!!

Le lezioni condotte in questo modo dal sociologo Danilo Dolci oltre a conquistarci letteralmente ed immediatamente, come ogni buon docente dovrebbe saper fare, mi lasciarono sbalordito e mi aiutarono ad osservare ogni cosa da un punto di vista diverso, disincantato e più realistico.

Danilo Dolci in quelle lezioni prese in considerazione innumerevoli argomenti, sempre catturando mirabilmente ed amabilmente la nostra attenzione, che ora sarebbe cosa ardua e dura

“Ahi quanto a dir qual era è cosa dura”

(Dante Alighieri - “Canto I - Seconda terzina - Inferno”)

riportare alla luce dopo tanti anni ormai trascorsi… ma soprattutto mi ricordo che ci parlò della

“COMUNICAZIONE”.

Nel corso degli anni ho sempre portato con me quelle straordinarie conoscenze, che mi sono derivate dall’esperienza vissuta a stretto contatto con il sociologo Danilo Dolci ed a un certo punto della mia vita ho anche elaborato un motto, uno slogan o, se vogliamo dire, un mio proprio “aforisma”:

“Comunicare aiuta a vivere”.

Questa frase ha per me un significato ben specifico e che voglio condividere con tutti voi,

mie care amiche e cari amici social,

ma soprattutto spero di riuscire a coinvolgere tutti voi nelle mie folli elucubrazioni da inguaribile ottimista e “bipolare cronico”, scambiando con voi opinioni, storie e racconti di ogni genere.

Proprio a questo scopo vi racconterò alcuni episodi della mia vita, vi svelerò i miei amori e costruiremo insieme “sogni ad occhi aperti” e tanto altro ancora…

Ma non è ancora giunto il momento per questo tipo di confidenze, anche perché, se avete cominciato a seguirmi sui vari social, sapete che sono una persona tendenzialmente timida, per cui in questo momento mi preme chiarire alcuni concetti di base e voglio partire dalla spiegazione della scelta della copertina di questo “post”:

Leonardo da Vinci - “L’Uomo vitruviano”.

Realizzato intorno al 1490, il disegno denominato “L’Uomo vitruviano”, una geniale opera di Leonardo da Vinci, che costituisce una delle rappresentazioni visive più famose al mondo, essendo il simbolo universale del “Rinascimento italiano”, in quanto capace essa stessa di cogliere la sintesi perfetta tra arte, scienza e filosofia di questa straordinaria epoca, che ha segnato indelebilmente la storia dell’arte in Italia e nel mondo intero.

Da una semplice ricerca che ho condotto su internet, salta fuori:

Leonardo da Vinci - “L’Uomo Vitruviano”:

<<Nel disegno viene rappresentata una figura maschile nuda e sovrapposta in due posizioni diverse, cioè iscritto contemporaneamente dentro un cerchio ed un quadrato.

Il quadrato: rappresenta la Terra, la stabilità, il mondo materiale e la dimensione terrena. Quando l’uomo è a braccia tese e piedi uniti, tocca i lati del quadrato, con l’ombelico che si trova esattamente al centro del corpo, se misurato in questo modo.

Il cerchio: rappresenta il Cosmo, l’universo, la perfezione spirituale ed il divino. Quando l’uomo allarga le braccia e le gambe, il suo ombelico diventa il centro perfetto del cerchio.

Il significato profondo: l’uomo è l’anello di congiunzione tra la Terra ed il Cielo.

Rappresenta, cioè, il Microcosmo che riflette in sé le leggi del Macrocosmo (l’universo).

Sopra e sotto il disegno, Leonardo ha scritto a mano (con la sua tipica scrittura speculare, da destra a sinistra) le regole proporzionali del corpo umano, dettate da Vitruvio e verificate da lui stesso attraverso la dissezione dei cadaveri>>...

Vi risparmio altre divagazioni che nulla hanno a che vedere con quello che mi preme comunic@re in questo momento.

Esatto… ho scritto comunic@re utilizzando al posto della normale “a” la “chiocciola”, che in inglese si legge “at” e che rappresenta il simbolo universalmente riconosciuto per indicare le comunicazioni sul “web” (la rete internet).

Ma cosa intendo comunic@re mediante l’uso dei social?

Stiamo parlando di uno spazio virtuale che costituisce il canale attraverso il quale miliardi di persone condividono costantemente ogni sorta di informazione, interagendo in tempo reale e connettendosi in ogni istante della nostra epoca moderna?

Il mio principale intento è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, cioè tutti voi,

mie care amiche ed amici social,

su un tema che mi sta particolarmente a cuore.

Come ho già avuto modo di scrivere nelle pagine precedenti a questo “post”, io soffro di

 “SINDROME BIPOLARE FAMILIARE”.

Cosa significa?

Significa semplicemente che la mia malattia psichiatrica deriva principalmente dalle relazioni malate o sbagliate con i membri della mia famiglia d’origine.

Come ogni malattia psichiatrica, si tende a nascondere sia i sintomi sia le stravaganze che ne conseguono, per cui anche io all’inizio “mi vergognavo della mia malattia” e tentavo di tenerla nascosta, per quanto fosse possibile.

Mi ci è voluto del tempo, prima per accettare la malattia e poi per trovare il coraggio di parlarne apertamente e devo confessarvi che il mio percorso è stato una vera e propria “Odissea”, per questo ho scelto il nome di “Ulisse” (oggi diremmo “nickname”, cioè soprannome o nomignolo), ma la mia storia è assolutamente vera ed il mio nome di battesimo è Massimo.

Sono nato in Sicilia, ho frequentato il “Liceo scientifico Guglielmo Marconi” di Jungi, frazione di Scicli, piccolo Comune in provincia di Ragusa.

Ho frequentato l’Università degli Studi di Palermo e mi sono laureato in “Architettura - Indirizzo Urbanistico”; attualmente ho 54 anni e nel mio percorso lavorativo, o se vogliamo, nel mio “curriculum vitae”, posso certamente annoverare diverse esperienze, dai lavori più umili alla responsabilità di gestire in prima persona uno studio tecnico da architetto libero professionista.

Insomma, come il nostro famoso Ulisse, anche io ho fatto molta strada ed ho affrontato impetuose burrasche in mare aperto, vivendo tante piccole avventure e grandi disavventure per tornare finalmente ad “Itaca”.

Infatti, durante tutti questi anni, ho sempre convissuto con i sintomi della mia malattia e con la mia controparte, il mio alter ego, il mio essere:

“BIPOLARE”

che per quanto possa sembrare strano, a volte riserva persino qualche minuscolo, anzi  piccolissimo, microscopico, vantaggio.

Mi spiego meglio:

convivere con il mio lato oscuro, come nella famosa storia del “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” (tratta dal celebre romanzo di Robert Louis Stevenson), comporta repentini cambi d’umore, ma anche attimi di contemplazione della bellezza insita in ogni persona e nell’intero universo creato.

Fin da quando ero piccolo, sono sempre rimasto incantato ed affascinato dalle scoperte scientifiche in ambito della creazione dell’universo ed avevo persino iniziato a leggere uno dei più importanti testi scritti dal celebre cosmologo, astrofisico e divulgatore scientifico

Stephen Hawking: “La teoria del tutto”.

Ma se proprio devo essere sincero, non ce l’ho fatta a completare la lettura di un così arduo testo, ma vi invito a seguirmi, perché ho intenzione di parlarne in modo più specifico in uno dei miei prossimi “post” e, precisamente, nella pagina che tratterà delle mie origini e della mia prima parte di vita, che ho trascorso in Sicilia.

A questo punto forse vi chiederete quale sia il mio intento fondamentale, lo scopo ultimo di questo mio percorso, il mio proposito cruciale… insomma vi chiederete quale sia la mia destinazione finale (Gianluca Grignani - “Destinazione Paradiso”) di questo lungo viaggio appena intrapreso.

Bene,

mie care amiche e miei cari amici social,

vi voglio confessare che la mia destinazione, che per il mitico Ulisse era la patria Itaca, per me la meta tanto agognata o se vogliamo dire la mia “chimera” si chiama:

“UTOPIA”.

Nel suo significato etimologico, il termine indica “nessun luogo”... (e qui torniamo al racconto di Omero, quando “Nessuno” acceca Polifemo, usando un palo conficcato nel bel mezzo di quel suo unico occhio)…

Divagazioni a parte il termine greco “utopia”, deriva dall’unione di:

ouÌ€, un avverbio che significa “non” o “nessuno”;

e dal sostantivo “topos” che significa “luogo”.

Letteralmente il significato originario di “Utopia”, coniato dallo scrittore e filosofo inglese Tommaso Moro (Thomas More), è “non-luogo” o “luogo che non esiste”, ma nel linguaggio filosofico e letterario contemporaneo, il termine “utopia” indica un ideale talmente perfetto da essere irrealizzabile nel mondo reale.

Pertanto la mia personale “UTOPIA” è un ideale o, per meglio dire, un disegno (come la perfetta rappresentazione del “L’Uomo Vitruviano” di Leonardo da Vinci) od una composizione architettonica, che rappresenti la visione di un mondo perfetto ed armonioso e che, per sua stessa natura, non esiste o non può esistere nella realtà, esattamente come canta Edoardo Bennato nel suo famosissimo brano “L’isola che non c'è”.

Ho già avuto modo di affermare che la mia intenzione è sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie psichiatriche e lo voglio fare non dal punto di vista puramente scientifico, anche perché non essendo uno psichiatra non ne possiedo le capacità tecniche.

Pertanto, intendo esprimermi in qualità di paziente, che convive giorno dopo giorno con i suoi disturbi, le sue ossessioni e le sue tante, infinite manie.

Il mio scopo ultimo, l’obiettivo finale del mio cominic@re, consiste nel tendere la mano alle persone che come me soffrono, magari in silenzio, di un qualche disturbo psichiatrico e non hanno il coraggio né la forza di manifestare apertamente il proprio disagio ed il proprio malessere interiore.

Vi garantisco che il mio percorso, nell’ambito della mia malattia, è stato alquanto travagliato, ma la comunic@zione mi ha “aiutato a vivere”, nel senso che, parlare apertamente dei miei disturbi, mi ha dato la forza per superare la mia iniziale immotivata vergogna.

La stessa vergogna che adesso reputo del tutto

ingiustificata, irrazionale e persino infondata.

Facciamo un esempio per chiarire meglio il mio punto di vista:

una persona che, purtroppo, soffre di una grave malattia, come può essere ad esempio un cancro all’ultimo stadio, deve forse anche lei o lui vergognarsi e tenere nascosta la sua patologia???

Quando, purtroppo capita che un tuo amico o un vicino di casa o, persino, un semplice conoscente, viene a trovarsi in questa situazione, cosa si fa generalmente?

Una persona malata di cancro suscita commozione ed empatia, pertanto lo si va a trovare per dargli il nostro conforto e si cercano le parole “giuste” per tentare di sollevargli il morale, cioè si cerca, ognuno nel nostro piccolo, di farlo stare meglio.

Per quanto riguarda una persona affetta da disturbi psichiatrici il nostro comportamento, parlo per esperienza personale, è del tutto diverso.

Infatti se una persona viene a sapere che un amico od un semplice conoscente è un malato psichiatrico grave, l’atteggiamento generale è quello di allontanarsi il più possibile e non farsi più vedere.

Devo presumere, a questo punto, che il disturbo psichiatrico faccia più paura di un cancro al pancreas al quarto stadio!!!

Ma cambiamo decisamente discorso, per non essere troppo pesanti e sgradevoli e non risultare persino insensibili.

Quando ho iniziato ad usare i vari “social” per promuovere la mia attività di architetto libero professionista, scrivevo ovunque e persino sul mio biglietto da visita la frase o, se vogliamo, il mio motto personale, il mio aforisma:

“Comunicare aiuta a vivere”,

ma ci credete che mai nessuno mi ha chiesto cosa intendessi dire con questa apparentemente semplice frase?

“Comunicare aiuta a vivere” significa semplicemente che se esponi chiaramente le tue esigenze è del tutto naturale che si arrivi più facilmente alla soluzione adeguata, che possa al meglio rispondere ai tuoi problemi e trovarne in modo più agevole una soluzione naturale,  “eco-compatibile” ed “eco-sostenibile”.

Faccio un esempio pratico che possa rendere meglio l’idea:

tante volte nella mia professione mi è capitato di trovarmi davanti un cliente che non sapeva o non aveva voglia di esprimere chiaramente le sue esigenze.

Per cui io, da architetto, indossavo i panni da “psicologo” (si fa per dire), per cercare di capire, in primo luogo, l’effettivo problema che affliggeva il mio cliente ed, infine, tentare di trovare la soluzione più adeguata al suo caso.

Prima scherzando ho fatto riferimento ad una soluzione “eco-compatibile” ed “eco-sostenibile”, ma in realtà non è affatto uno scherzo, in quanto come mia personale etica professionale, in ogni lavoro che mi veniva proposto io cercavo in primo luogo la soluzione al contempo più efficiente e più economica per risolvere il problema postomi dal cliente.

Volete sapere quale era il risultato nella stragrande maggioranza dei casi?

Il cliente veniva da me già con una sua propria idea, a volte persino irrealizzabile, e non si degnava nemmeno di ascoltare i miei consigli, proprio come quando vai dal tuo medico di base perché lamenti un male qualsiasi, ma ti sei già preparato la diagnosi attraverso l’intelligenza artificiale… Si fa solo per dire…

A questo punto, dopo aver ascoltato discorsi a volte persino deliranti, cercavo di trovare una via di mezzo per cercare comunque di accontentare il cliente, anche se il risultato sarebbe stato meno efficiente e sicuramente più costoso, quindi con un rapporto qualità-prezzo certamente inferiore.

Proprio per questo sarò per sempre grato a Danilo Dolci, che attraverso l’arte della maieutica mi ha letteralmente stravolto il mio proprio punto di vista, mi ha aiutato a costruire una mia propria “prospettiva professionale”, dandomi una lezione di vita che porterò sempre nel cuore e che mai dimenticherò.

Infine vorrei parlare dell’ideale del “no profit” e del concetto di “pro future”.

Al momento mi trovo in una condizione economica soddisfacente, nel senso che non sono milionario, ma non ho neanche debiti da pagare, anche se certo non vivo nell’agiatezza.

Attualmente insegno nei licei scientifici della provincia di Rimini “Disegno e Storia dell’arte” in qualità di supplente, quindi nella realtà di fatti, sono a tutti gli effetti un precario, anche se dipendente dal "Ministero dell’Istruzione e del Merito”.

Recentemente ho venduto la casa ricevuta in eredità dai miei genitori, pertanto mi ritengo “confuso e felice”, come Carmen Consoli, sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista lavorativo.

Certo, fare l’insegnante in un liceo, aspettando una convocazione che potrebbe non arrivare, non è il massimo della vita.

Ma l’insegnamento mi appaga e mi regala grandi soddisfazioni, non certo per quei pochi soldi che ti arrivano dalla “Ragioneria dello Stato”, ma per il rapporto che si instaura naturalmente con i ragazzi ed io, non avendo avuto la fortuna di avere figli, apprezzo particolarmente il contatto con i giovani di oggi, anzi direi proprio che mi viene spontaneo costruire con i miei studenti un rapporto “semplicemente umano”.

Intendo sottolineare questa cosa, perché, purtroppo nell’ambito scolastico odierno sono presenti parecchi problemi ed uno di questi è sicuramente l’incapacità di alcuni insegnanti di rapportarsi in modo corretto con i ragazzi. Ma forse farei meglio a tralasciare questo aspetto della mia esperienza lavorativa.

Per tutto quanto ho chiaramente espresso,

intendo scrivere a chiare lettere che non ho nessuna intenzione di

TRARRE PROFITTO DALLE MIE SVENTURE,

NÉ TANTOMENO LUCRARE SULLE DISGRAZIE

E SULLA SOFFERENZA ALTRUI.

Questo mi spinge, però, ad elaborare una strategia per aiutare in modo concreto le persone che soffrono di disturbi psichiatrici al mio pari.

Scrivere sui social mi aiuterà sicuramente a superare parecchie delle mie difficoltà ed a relazionarmi correttamente con le persone cosiddette “normodotate”.

Inoltre, oltre ad essere taumaturgico per i miei stessi disturbi, spero che possa essere d’aiuto a chi vorrà seguirmi in questa nuova “Odissea”, in questo nuovo “Rinascimento italiano”, in questa mia nuova “Comunic@azione”.

Nasce così l’idea del no profit - pro future, di cui parlerò più approfonditamente nei “post” che seguiranno.

Pertanto,

mie care amiche ed amici social,

seguitemi su Facebook, Instagram, TikTok e persino sul mio nuovo sito internet.

Ci saranno tante nuove cose da scoprire insieme e vi prometto che non mancherò di stupirvi, divertirvi ed intrattenervi, sempre con pungente ironia e, magari, con un pizzico di “magica follia” e da un bel po’ di buonumore e sano divertimento.

E come cantava lo straordinario Freddie Mercury, dall’album dei Queen - “A Kind of Magic - pubblicato nel giugno 1986 e che fu la colonna sonora di un fantasmagorico film, entrato di diritto nell’immaginario cinematografico di ciascuno di noi, vecchi “boomer”:

<<It’s a Kind of Magic>>

Tratto direttamente da Google:

<<A Kind of Magic è uno dei brani più iconici dei Queen, pubblicato nel 1986 è nato come colonna sonora del film Highlander. Il testo, scritto dal batterista Roger Taylor, unisce atmosfere surreali, chitarre avvolgenti e la voce inconfondibile di Freddie Mercury.

Il significato: la canzone esplora il concetto di una “specie di magia” che può cambiare le sorti di una giornata o persino del mondo. Nelle intenzioni di Roger Taylor, il brano è un invito a mettere da parte l’odio e la violenza per vivere in armonia>>.

 

… ma questo è tutto un altro “post”!!!

ulisse-niguein-noprofit-profuture.org

 

Come traccia sonora di questo post ho scelto:

Autore del brano - Vasco Rossi

Titolo del brano: “Gli Angeli”

Album: “NESSUN PERICOLO... PER TE”

Anno di pubblicazione - 1996

 

URL video della traccia sonora

https://youtu.be/RoHFoD2powg?list=RDRoHFoD2powg

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