COMUNIC@RE PER VIVERE

&

VIVERE PER COMUNIC@RE

 

 

A Silvia,

a tutti i miei nipoti,

alle persone che amo, che ho amato

e che amerò per sempre,

alle persone che porto nel mio cuore,

alle persone che conosco, che ho conosciuto

e che spero di conoscere in futuro…

Infine a tutti voi, care amiche ed amici,

che mi seguite con affetto sui social…

 

Autore dell’opera

Domenico Morelli

Titolo dell’opera

“Ritratto di Giacomo Leopardi”

Link dell’immagine:

https://www.studentville.it/app/uploads/2025/05/leopardi-poesie-famose.jpg

 

 

MY SOCIAL-NOTE-BOOK

Capitolo primo

Dedica

COMUNIC@RE PER VIVERE & VIVERE PER COMUNIC@RE

“Dedica a Silvia”

<<Silvia,

rimembri ancora

quel tempo della tua vita mortale,

quando beltà splendea

negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi>>…

(Giacomo Leopardi - “A Silvia”).

Non è mia intenzione dedicare questo “post” alla celeberrima ed ancor più struggente poesia di Giacomo Leopardi, ma vuole piuttosto, rendere omaggio ed elogiare la donna speciale ed oserei dire eccezionale quanto straordinaria, che mi ha accompagnato per gran parte della mia vita e che, nonostante tutto, rimane ancora al mio fianco “finché morte non ci separi”… “nella buona e nella cattiva sorte”... “in ricchezza ed in povertà”... ma soprattutto

“in salute ed in malattia”.

La malattia che, purtroppo, mi accompagna oramai da parecchi anni!!!

Ho incontrato Silvia il 7 ottobre 2003 ed in un primo istante siamo rimasti sospesi in un vuoto di reciproca apatia e ci siamo rimasti indifferenti… ma subito dopo tutto è cambiato… ho visto questa persona sotto una luce nuova, che ha ridisegnato i contorni di ogni mia prospettiva e quasi senza che me ne accorgessi il 7 ottobre 2010, lo stesso giorno proprio dopo esattamente 7 anni, ci siamo felicemente sposati in Comune a Riccione, nonostante le iniziali perplessità di una cattolica (sebbene non praticante) come mia madre…

All’epoca in cui ho conosciuto Silvia, lei viveva a Riccione, in provincia di Rimini, a circa 1.250 chilometri dalla mia Donnalucata, una piccola borgata marinara del Comune di Scicli, in provincia di Ragusa, nella mia cara ed adorata Sicilia.

Io ero già laureato in architettura in indirizzo urbanistico, ma dovevo ancora sostenere il tanto temuto, quanto difficoltoso “Esame di Stato”.

Per circa un anno e mezzo ci siamo visti tre volte, solo per brevi periodi di tempo, ma non potevamo fare a meno di sentirci al telefono ogni giorno e parlare per ore ed ore, soprattutto nelle ore notturne.

Nel marzo del 2005 ho finalmente superato l’esame di Stato, diventando dottore in architettura e solo pochi giorni dopo, il 9 marzo 2005, ho caricato in macchina il mio inseparabile computer (che ancora conservo, sebbene non più funzionante) e poche altre cose ed ho affrontato 14 lunghe e spossanti ore di viaggio per trasferirmi a Riccione ed iniziare una nuova vita con la donna dei miei sogni.

Silvia mi ha accolto in casa sua come un principe…

ed è stato l’inizio di una storia fantastica!!!

In questo straordinario periodo di vita vissuta insieme abbiamo assaporato tante piccole gioie… è vero… ma soprattutto abbiamo anche dovuto affrontare immense ed alquanto complesse difficoltà, costantemente penalizzati da un contesto economico spesso sfavorevole e di certo per nulla agiato.

Nel corso di questi anni, infatti, abbiamo superato innumerevoli ed enormi disagi, che nonostante tutto ci hanno fortificato e ci hanno consentito di accrescere sempre più la nostra relazione, consentendoci di affinare la nostra intesa ed il nostro forte legame, che da sempre contraddistinguono la nostra storia di coppia.

Paradossalmente sulla carta sembrerebbe che tra Silvia e la mia “complessa” personalità non ci sia nulla in comune:

Silvia si definisce atea o agnostica, mentre io sono un “cristiano credente a modo mio”;

Silvia è spiccatamente socievole, mentre io sono piuttosto timido, schivo ed a volte persino scontroso (La mia testimone di nozze mi ha affettuosamente soprannominato “Orsetto” ed in effetti mi ci riconosco, in quanto a volte mi comporto come tale);

Silvia ha un rapporto oserei dire “complicato” con i numeri, (non le è mai stato diagnosticato, ma lei stessa pensa di essere discalculica), mentre io ho un rapporto quasi “morboso” con la matematica e le materie scientifiche in generale. In particolare sono amante del numero “tre”, che considero il numero perfetto per ogni cosa, mi spiego meglio: tutto deve essere divisibile per tre… un esempio???

Sono nato il 18/03/72, per l’appunto tutto divisibile per tre!!!

Siamo arrivati al “terzo” punto della lista per cui direi che non aggiungo altro, sebbene la lista potrebbe tranquillamente continuare per un bel po’…

Purtroppo questa è solo una delle mie “paranoie” o “fissazioni” se volete definirle così… ma fa parte della mia malattia e non posso fare a meno di dividere tutto per tre, inoltre nella mia mente nasce spesso il bisogno impellente di ripetere le cose tre volte… anche quando mi capita di pensare alle persone a me care, come ad esempio i miei genitori, ormai entrambi scomparsi, mi ritrovo a recitare il “Padre Nostro” sempre tre volte e sempre per tre volte mi faccio il segno della croce, anche se non è propriamente corretto.

Solo per fare ancora un esempio, durante il mio periodo di studi all’università nei miei progetti si ripeteva costantemente questo numero… e vi può sembrare strano, ma vi giuro che questa mia “costante nascosta” nelle mie composizioni architettoniche, conferiva allo schema progettuale una certa grazia ed una notevole eleganza ed armonia d’insieme.

Non sono certo io il primo architetto che usa la ripetizione costante di un numero o di un “modulo” (il famoso “Modulor”), solo per citare il genio assoluto considerato il padre  dell’architettura contemporanea, potrei semplicemente fare riferimento a “Le Corbusier” (pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris).

Ma attenzione, solo perché vado matto per il numero tre non è certo mia intenzione paragonarmi a Le Corbusier, che ha semplicemente rivoluzionato l’architettura contemporanea, scrivendo i “Cinque Punti dell'Architettura Nuova”, ma voglio piuttosto far presente che ripetere tre volte un’azione va ben oltre l’insistenza, poiché è un chiaro sintomo di una specifica patologia psichiatrica, che entra direttamente nella sfera clinica del “Disturbo Ossessivo-Compulsivo” (DOC).

Per meglio chiarire il concetto faccio affidamento ad internet:

<<Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una condizione neuropsichiatrica caratterizzata da pensieri intrusivi (ossessioni) ed azioni ripetitive (compulsioni) messe in atto per alleviare l’ansia. Può diventare molto invalidante e compromettere la vita quotidiana, ma è trattabile con psicoterapia e farmaci mirati.

I sintomi principali

Il disturbo si articola in due elementi fondamentali, spesso presenti insieme: 

Ossessioni: pensieri, impulsi od immagini mentali ricorrenti e persistenti che vengono vissuti come intrusivi ed indesiderati, provocando forte ansia o disagio. Esempi comuni includono la paura dei germi, il timore di aver fatto del male a qualcuno, od il bisogno ossessivo di simmetria.

Compulsioni (o Rituali): comportamenti ripetitivi (per esempio lavarsi le mani in continuazione, controllare ripetutamente porte o fornelli) od azioni mentali (per esempio contare, ripetere formule a mente) che la persona si sente obbligata a compiere in risposta ad un’ossessione.

Come riconoscerlo

Per parlare clinicamente di DOC, questi pensieri e rituali devono:

Occupare molto tempo (almeno un’ora al giorno);

Causare una profonda sofferenza;

Ostacolare significativamente le normali attività quotidiane, lavorative o sociali.

Trattamenti disponibili

Il DOC è una condizione cronica se non trattata, ma esistono percorsi terapeutici efficaci:

Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): è considerato il trattamento psicologico d'elezione, in particolare attraverso la Terapia di Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP), che aiuta a rompere il ciclo ossessione-compulsione.

Terapia farmacologica: spesso vengono prescritti farmaci antidepressivi specifici (come gli SSRI) ad alto dosaggio per riequilibrare i livelli di serotonina nel cervello.

Nei casi più resistenti, i trattamenti possono essere combinati per ottenere risultati migliori.

A chi rivolgersi in Italia

Se ritieni che questi sintomi stiano impattando negativamente sulla tua vita o su quella di un tuo caro, è fondamentale non affrontare il problema da soli. Puoi fare riferimento a:

Il tuo medico di base, che potrà valutare la situazione ed indirizzarti ad uno specialista.

Psichiatri o Psicoterapeuti specializzati in Terapia Cognitivo-Comportamentale.

Centri specializzati nella cura del DOC o Unità Operative di Salute Mentale (CSM) della tua Azienda Sanitaria Locale (ASL) di riferimento.

Per approfondire l'argomento e trovare materiali informativi, puoi consultare portali autorevoli come l’Istituto di Psicoterapia (IPSICO) o l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per indicazioni validate dalla comunità scientifica>>.

Se avete letto attentamente potete ben comprendere che si tratta di un disturbo serio ed a volte profondamente  invalidante, personalmente ho conosciuto persone che si sentivano “obbligate” ad accendere e spegnere tre volte l’interruttore della corrente ogni volta che entravano od uscivano da una stanza!!!

Chiariamo subito che non è questo il mio caso, in quanto la mia patologia, il “Bipolarismo” presenta sintomi leggermente diversi, ma preferisco parlarne specificatamente in un altro “post”...

Ritornando al tema di questa pagina, nella quale intendo tessere le qualità ed i pregi di Silvia, continuo il discorso dicendo che una delle più gravi crisi che ho vissuto, almeno fino ad adesso, mi ha portato ad abbandonare il mio lavoro da architetto, i miei amici più cari, la mia famiglia e persino la mia amata sposa.

Questa gravissima crisi, che mi ha portato a vivere per oltre 6 mesi e mezzo in Brasile, rompendo i contatti praticamente con tutti, mi ha regalato una delle esperienze più formative della mia intera esistenza.

Ma anche di questo periodo trascorso in Brasile vi prometto che vi parlerò in modo più approfondito in una delle prossime “storie”.

Fatto sta che nonostante io fossi scappato dall’altra parte del mondo, Silvia è stata in grado di capire che tutto questo era frutto della mia malattia, per cui ci ha messo l’anima ed ha fatto anche l’impossibile, persino mettersi in contatto con il “Consolato Italiano in Brasile”, per riuscire a farmi tornare in Italia sano e salvo.

Tutto questo non è stato per nulla semplice, in quanto, avendo subito il furto del mio zaino, che conteneva tra le altre cose anche il mio passaporto, non avevo più la possibilità di prendere un volo di ritorno per l’Italia.

Questo episodio ci ha costretti, nostro malgrado, ad attivare la procedura di separazione ed il conseguente divorzio, in quanto il mio comportamento si era dimostrato lesivo nei confronti dei diritti personali di mia moglie.

Tutto questo è successo nel 2024 a cavallo del 2025, da allora, dicevo, ci siamo separati ed attualmente viviamo sotto lo stesso tetto da divorziati.

Esatto, può sembrare strano, ma (sebbene divorziati) continuiamo ancora oggi ad amarci e rispettarci, se possibile anche più di prima.

In realtà il nostro amore non si è mai interrotto

ed anzi cresce giorno dopo giorno…

e la favola non è ancora finita!!!

Ho avuto la fortuna di incontrare questa donna eccezionale, straordinaria e per nulla scontata, che mi ha letteralmente salvato la vita più volte e nel vero senso della parola (non sto scherzando).

Quando ci siamo conosciuti andava tutto bene… e come si dice:

“erano tutte rose e fiori”.

Ma ben presto il mio “incorreggibile ed inguaribile male”, che ciclicamente torna a trovarmi (circa ogni 4 anni) come un “caro amico” scapestrato e scavezzacollo, sempre pronto a far baldorie e coinvolgerti in una vita spericolata ed altrettanto pericolosa!!!

Proprio questo “caro amico”, al quale non riesci mai a dire di no, ha bussato alla mia porta per scatenarmi, come fossi un ragazzino per la prima volta al “Cocoricò” (discoteca tra le più famigerate al mondo) e vivere irresponsabilmente ed in modo dissoluto e sregolato.

Tra l’altro io vivo proprio a meno di 500 metri dal Cocoricò… ancora una volta non sto scherzando!!!

Vasco Rossi insegna: Vita spericolata e Vado al “Massimo”, sembrano canzoni scritte proprio per definire questa mia sensazione… ed ho scritto Massimo con la M maiuscola non a caso!!!

All’inizio è tutto bellissimo… ti senti un leone, vai alla grande e ti diverti da matti… in compagnia del mio “caro amico” mi sento invincibile... sono in grado di formulare pensieri ed idee davvero originali e creativi… ti consideri capace di tutto e niente e nessuno ti può fermare… in pratica un supereroe!!! (“Supereroi” - Brano di Mr. Rain del 2023).

Tutto è meraviglioso ed ogni giorno sei sempre più forte, proprio quando inizi a bere e superi il limite, ma non te ne sei ancora accorto…

Così ti comporti esattamente come una sorta di “Superman” e solo la “kryptonite” ti può privare di tutti i tuoi superpoteri, invece è come se fossi semplicemente “ubriaco”, sei solo un folle agli occhi della gente ed il tuo comportamento può diventare pericoloso per gli altri ed anche per te stesso, proprio come succede ad un ubriaco che non si rende conto di esserlo e che magari si mette alla guida per tornare a casa ed a volte ci rimette la propria vita o, peggio ancora, quella degli altri.

A questo punto è necessario intervenire per il tuo bene, ma soprattutto anche per il bene delle persone ed in particolare le persone che più ti stanno vicino… e la soluzione è un “TSO” (Trattamento Sanitario Obbligatorio)... in pratica finisci rinchiuso tra quattro mura insieme a persone che spesso stanno anche peggio di te, tanto che alcuni ti fanno letteralmente paura, anzi ne provi terrore fino a provare panico, orrore, sbigottimento e persino tanta angoscia.

Alcuni di questi “personaggi”, pazienti proprio come te, ti suscitano semplice apprensione e timore… allora provi a relazionarti con loro, quanto meno per stabilire un rapporto e cercare di non “andare fuori di testa”, in quanto ti guardi intorno e ti rendi conto di essere nel bel mezzo di una “comunità forzatamente rinchiusa”, di cui ciascun membro ha la sua specifica patologia.

Ti trovi dentro una struttura che assomiglia molto ad un carcere ed attendi di “scontare” la tua pena per uscire solo quando “chi ti controlla” (i dottori in primis, ma anche gli inservienti di ogni grado e mansione) decideranno che sei pronto per tornare a casa.

Quando finalmente sei pronto per tornare a casa, nel frattempo ti hanno già “imbottito” di così tanti farmaci, da far cascare per terra persino un elefante.

Infatti questi psicofarmaci alla fine sono pur sempre droghe, e quando “la sbornia” (per continuare il paragone già citato) ti è passata, stai male… TANTO MALE.

Stai proprio male e non saprei proprio come spiegarlo a chi, per sua fortuna, non ha nessuna patologia psichiatrica e non ha mai dovuto assumere psicofarmaci o subire un “TSO”.

Solo per provare a chiarire meglio… non è esattamente come dopo una serata con gli amici hai alzato un po’ il gomito ed il giorno dopo stai male, solo perché senti ancora i sintomi della tua considerevole “sbornia”.

No, cari amici, nulla a che vedere con tutto ciò… è molto, molto peggio…

Dopo il carico di farmaci che hai assunto e che tra l’altro dovrai continuare ad assumere per il resto della tua vita, cambiando terapia in funzione del tuo umore o delle nuove ricerche scientifiche in materia, o dello psichiatra che ti ha in cura al momento, ma che poi magari cambia e ti ritrovi a ricominciare tutto daccapo.

Per cercare di rendere l’idea è come se venisse a trovarti una cara amica…

Io la chiamo “cara amica tristezza”... perché porta con sé il un bagaglio carico di inguaribile turbamento e di incommensurabile malessere, con il suo fardello munito e ben fornito di disagio, inquietudine ed ansia, provvista inoltre di angoscia e tormento e, non per ultimo, traboccante di oppressione, angoscia, tormento, senso di vuoto, fastidio e disperazione a volontà.

In pratica non ti alzi più dal letto… e non ti alzi non perché non ne hai voglia… non ti alzi perché non ne vedi il motivo e non trovi nessuna motivazione che ti spinga a tirarti fuori… non hai voglia di fare assolutamente nulla e ti isoli cadendo inevitabilmente in depressione.

Tante volte si sente parlare di “depressione” o anche, solo per fare un esempio, va tanto di moda sentir dire: “Ho avuto un attacco di panico”.

Solo chi ha sofferto e soffre effettivamente di “attacchi di panico” sa cosa significa paralizzarsi fino a non riuscire nemmeno a respirare.

Ma io non ho mai sofferto di attacchi di panico, per mia fortuna, per cui non mi addentro più di tanto sull’argomento.

Penso solo che sia una sensazione orribile e terrificante… e proprio per questo evito di parlare di una cosa che non conosco, in quanto per fortuna non l’ho mai provata.

A parte questa piccola divagazione per far capire a “certe persone” che il reato in questione è “appropriazione indebita”, quando dici di avere un attacco di panico ed invece dovresti solo dire “me la sono fatta sotto” (Si fa solo per ridere).

Ecco l’ironia è un’altra mia “cara amica” (non avendo molti amici veri ho costruito intorno a me tanti “amici immaginari”), che mi ha aiutato e che continua ad aiutarmi ad affrontare giorno per giorno il mio disturbo da psicopatico cronico.

A proposito dell’ironia ci tengo a fare una piccola precisazione:

c’è una notevole differenza tra ironia ed autoironia: è facile essere ironico, ma è più dura essere autoironici, come amo dire, l’ironia, ma soprattutto l’autoironia, sono i sintomi di una grave e soprattutto rarissima malattia:

L’INTELLIGENZA!!!

Ma torniamo solo per un attimo al momento in cui, dopo aver subito un “TSO” (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ritorni a casa…

Inevitabilmente le cose all’improvviso sono cambiate e questa mia “sofferenza emotiva”, per forza di cose, ha cambiato il felice rapporto di coppia con mia moglie Silvia.

Dopo diversi mesi che ti ritrovi dentro un tunnel e che non riesci ad alzarti dal letto perché non vedi “alcun futuro”, anzi ti senti paralizzato dalla paura del “tuo stesso destino”, lentamente torni a vivere e per farlo ci devi mettere tutta la tua buona volontà… ed a volte non basta neanche.

Per uscire dal tunnel e tornare “a riveder le stelle” (Dante Alighieri - Canto 34° - versetto 139  della “Divina Commedia”), hai bisogno dell’aiuto di psicofarmaci potentissimi e, soprattutto, dell’incoraggiamento costante delle persone che ti stanno vicino ed in special modo del sostegno incrollabile della persona che ti ama e che desidera null’altro che il tuo bene.

Mia moglie Silvia (anche se dovrei dire la mia ex-moglie), consumando la sua pazienza infinita, mi spronava ad alzarmi dal letto ed “uscire da quella benedetta stanza” (Martina Attili: “Cherofobia”, che per inciso parla di un disturbo molto diverso dal bipolarismo, ma con alcune caratteristiche in comune e ne parleremo in un’altra pagina dedicata al tema in questione.

Comunque nel 2008 mi capita nuovamente di ricadere in una delle mie tante crisi esistenziali, che mi costringe a dimettermi dal mitico “posto fisso” (Vedi Checco Zalone - “Quo Vado?”) al Comune di Riccione.

Al Comune di Riccione ero entrato tramite concorso nel 2006, lavorando al settore “Urbanistica” e proprio in quel periodo l’intero settore, sotto l’amministrazione del sindaco Daniele Imola, era impegnato, in primo luogo all’approvazione del P.T.P. (Piano Territoriale Provinciale) e successivamente alla fase di adozione del R.U.E. (Regolamento Urbanistico Edilizio), che sono i principali strumenti di governo del territorio.

Solo per essere chiari, il R.U.E. gestisce l’attività edilizia a livello comunale, mentre il Piano Territoriale Provinciale delinea le strategie sovracomunali e quelle  ambientali.

Vi immaginate???... Riuscite ad immaginarlo?

In generale si può dire che la stragrande maggioranza delle persone si lamenta del proprio lavoro, mentre io mi trovavo “al posto giusto al momento giusto” ed ero felice, perché mi occupavo esattamente di quello per cui avevo studiato tanti anni e che mi piaceva davvero tanto fare.

Infatti per me, neo laureato in architettura in indirizzo urbanistico, si trattava del lavoro dei miei sogni e che mi ha regalato anche notevoli soddisfazioni, sia perché mi ha arricchito enormemente il percorso di vita, non solo sul piano professionale, ma soprattutto dal punto di vista emotivo, umano e relazionale.

Eppure ad un certo punto la mia testa era come impazzita e mi ordinava di mollare tutto, per cui senza alcun preavviso apparente, ho sentito il bisogno viscerale di cambiare aria ed abbandonare tutto e tutti.

Nulla riusciva a farmi “recuperare la mia serenità”... e così sono tornato nella mia terra natia, dalla mia “cara famiglia d’origine”... perché sentivo l’esigenza di riappacificarmi con i miei parenti più stretti e riportare “LA PACE” nel mio sgangherato nucleo familiare.

Di sicuro non stavo bene e per riportare la pace in famiglia ho “letteralmente” fatto la “GUERRA” con tutto il mio piccolo mondo.

In Sicilia mi sono scontrato apertamente e duramente con ciascun membro della mia famiglia fino a diventare “terrificante”, ma mai ed in nessun caso violento.

I miei genitori oltre a non comprendere il mio comportamento, erano impauriti e, su indicazione del medico di base, si sono rivolti al servizio sanitario locale e così in Sicilia nel 2008 ho subito il mio primo “TSO”.

Sono stato costretto a rimanere chiuso all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Scicli per oltre un mese e nessuno della mia stessa famiglia si è degnato di farmi visita.

L’unico che per un paio di volte è venuto a trovarmi, all’interno dell’ospedale psichiatrico, è stato mio fratello maggiore Guglielmo.

Solo in seguito ho scoperto quali fossero i veri motivi che lo spingevano a compiere questo atto all’apparenza tanto “caritatevole”. 

Ma questo lo vedremo in un altro “post”.

La mia diagnosi è stata: “Sindrome bipolare familiare”... in pratica la mia sofferenza ha origine dai rapporti e dalle relazioni sbagliate che intercorrono all’interno della mia stessa famiglia d’origine.

Uscito dall’ospedale psichiatrico, i farmaci che mi hanno somministrato mi avevano indotto in uno stato di fortissima depressione e vivevo in uno stato catatonico nell’abitazione dei miei genitori, insieme a parte della mia “cara” famiglia, causa del mio stesso malessere.

VORREI DECISAMENTE SOTTOLINEARLO.

Ero in Sicilia perché avevo deciso di abbandonare Silvia e tutta la mia vita a Riccione, ma stavo malissimo, così decido di chiamare il mio “angelo custode” e le chiedo di tornare a vivere con lei; Silvia, senza alcuna esitazione, mi compra un biglietto aereo e mi riporta a casa, donandomi l’affetto, le cure e l’amore  di cui avevo effettivamente bisogno.

Dopo una crisi c’è sempre un periodo di depressione acuta, che in quel caso è durato per oltre un anno e mezzo… e lei era sempre accanto a me per aiutarmi e spronarmi a rialzarmi.

Silvia è la persona che mi ha salvato la vita sotto vari aspetti… adesso lo potete comprendere anche voi,

mie care amiche ed amici social.

In primis Silvia mi ha aiutato nei vari “TSO” che ho subito nel resto della mia vita, ma soprattutto mi ha salvato dalla mia famiglia d’origine, causa di ogni mio male!!!

… ma questo è tutto un altro “post”!!!

ulisse-niguein-noprofit-profuture.org

 

Come traccia sonora di questo post ho scelto:

Gruppo autore del brano - Tiromancino

Titolo del brano: “Per me è importante”

Album: “IN CONTINUO MOVIMENTO”

Anno di pubblicazione - 2002

 

URL video della traccia sonora

https://youtu.be/N1NSE9O48Dk?list=RDN1NSE9O48Dk

 

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