COMUNIC@RE PER VIVERE
&
VIVERE PER COMUNIC@RE
A Silvia,
a tutti i miei nipoti,
alle persone che amo, che ho amato
e che amerò per sempre,
alle persone che porto nel mio cuore,
alle persone che conosco, che ho conosciuto
e che spero di conoscere in futuro…
Infine a tutti voi, care amiche ed amici,
che mi seguite con affetto sui social…
Autore dell’opera
Foto anonima
Titolo dell’opera
“Canoa Quebrada”
Link dell’immagine:
https://blog.123milhas.com/o-que-fazer-em-canoa-quebrada-ce-pontos-turisticos-e-passeios/

MY SOCIAL-NOTE-BOOK
Capitolo primo
Settimo paragrafo
COMUNIC@RE PER VIVERE & VIVERE PER COMUNIC@RE
“Il mio ultimo viaggio in Brasile”
Durante il mio ultimo viaggio in Brasile, durato circa sei mesi e mezzo, ho imparato molto sugli usi e costumi propri della cultura brasiliana, ma nei primi tempi ho fatto molta fatica per cercare di comprendere lo spirito del “brasileiro”, che è così diverso dall’animo europeo.
Per prima cosa ho dovuto affrontare la difficoltà di esprimermi in una lingua che conoscevo poco e certamente non ero in grado di parlare correttamente il “portoghese brasiliano”, che si differenzia leggermente dal portoghese che si parla a Lisbona o, per meglio dire, in tutto il Portogallo.
La cultura brasiliana deriva fondamentalmente dalla cultura europea, che si è sviluppata nel corso dei secoli in Portogallo, visto che i portoghesi hanno conquistato gran parte del Sud America e nello specifico quello che oggi corrisponde al territorio del Brasile.
Ma è anche vero che il Brasile mantiene ancora oggi forti legami con l’eredità delle culture preesistenti all’arrivo dei conquistatori europei ed inoltre tutto il Sud America in generale è stato meta di immigrati giunti da ogni parte dell’Europa, senza contare il profondo contributo apportato dalla popolazione di origine africana giunta durante il periodo della schiavitù.
Il risultato è una popolazione fortemente multietnica che, nel corso dei secoli, ha dato vita ad un vero e proprio “arcobaleno di colori”.
A mio parere, è proprio questo caleidoscopio di colori la vera caratteristica distintiva del Brasile: una varietà che si incontra camminando lungo le strade principali e che esplode in tutta la sua forza espressiva all’interno delle favelas, animate da stupefacenti murales.
Il Brasile, come spesso siamo portati a credere, non è uno stato “unitario”, bensì una “Repubblica Federale” di tipo presidenziale, il cui territorio è formato dall’unione indissolubile di 26 stati federati, ciascuno con un proprio territorio ed una propria capitale.
Brasilia, la capitale federale, fu costruita su progetto, tra gli altri, del genio dell’architettura contemporanea, Le Corbusier, che già nel 1929 si recò personalmente in Brasile per realizzare, in collaborazione con altri famosi architetti brasiliani, quali Lúcio Costa e Oscar Niemeyer, uno dei suoi più grandi ed impegnativi progetti:
il piano urbanistico di quella che sarebbe diventata la Capitale Federale del Brasile:
BRASILIA, per l’appunto.
In ogni caso tutte le precedenti volte che ero stato in Brasile in vacanza mi trovavo sempre in compagnia di qualche persona del posto, che conosceva benissimo i luoghi e che soprattutto mi traduceva questa lingua, che all’inizio mi sembrava molto simile allo Spagnolo.
Pertanto mi guardavo in giro, ammirando le chiese ed osservavo con attenzione i tanti palazzi che disegnano lo “skyline” di Fortaleza, famosa località turistica, nonché Capitale dello Stato del Cearà, nella magnifica Regione Nordest del Brasile.
Fortaleza sorge a poco più di 400 chilometri a Sud dell’equatore, una posizione che regala anche una piccola, bizzarra curiosità quotidiana, come ad esempio l’acqua del lavandino che gira al contrario, poiché ti trovi già nell’emisfero australe.
Un’altra curiosità importante che ho scoperto più avanti, durante la mia permanenza in Brasile è che bisogna fare attenzione a come di rivolgersi ad un abitante del luogo, poiché se ti rivolgi ad un brasiliano dalla sua parte destra, lui ti risponderà in modo sgarbato, in quanto il tuo atteggiamento viene percepito e considerato irrispettoso, come se fosse un attacco diretto nei suoi confronti.
Se invece hai l’accortezza di parlargli dalla sua parte sinistra, tutto magicamente cambia, perché non vieni percepito come persona maleducata e non “costituisci più una minaccia”, pertanto verrai trattato in modo amichevole e cordiale.
All'inizio ignoravo questa regola non scritta, pertanto quando mi capitava di chiedere indicazioni per orientarmi nella città metropolitana, finivo regolarmente per perdermi in un labirinto urbano, sentendomi esattamente come chi vaga sperduto nella “jungla” e non riuscivo a capacitarmi del perché e la motivazione era semplice:
labirinto urbano, sentendomi esattamente come chi vaga sperduto nella “jungla” e non riuscivo a capacitarmi del perché e la motivazione era semplice:
a volte chiedevo informazioni rispettando questa regola nascosta, mentre a volte “sbagliavo” e ricevevo indicazioni appositamente “fuorvianti”.
Solo qualche tempo dopo ho imparato a rispettare questa “strana consuetudine” ed, avendo anche migliorato man mano il mio portoghese, venivo scambiato per un qualunque turista “brasileiro”, magari con un accento strano e non più come uno “straniero”, per cui di volta in volta, chiedendo informazioni, ricevevo indicazioni corrette e potevo, quindi, proseguire il mio tranquillamente il mio cammino, certo di raggiungere la meta.
Nella mia mente il ritorno a Fortaleza non era una semplice vacanza, ma una vera e propria fuga dall’Italia e da tutto ciò che rappresentava il mio passato, quindi avevo deciso fermamente di abbandonare il mio stressante lavoro da architetto libero professionista, abbandonare Riccione, i miei più cari amici, tagliare i contatti con la mia famiglia d’origine e persino con mia moglie e la sua famiglia.
Insomma senza lasciar trapelare nessun indizio e di nascosto da tutto e da tutti, da oltre tre mesi avevo programmato nel minimo dettaglio la mia
FUGA IN BRASILE.
Quindi avevo aperto un nuovo conto su una banca diversa da quella che utilizzavo per il mio conto professionale e per il conto cointestato con mia moglie Silvia.
Dal mio conto professionale avevo trasferito 3.900 euro sul nuovo conto; denaro che mi sarebbe servito per iniziare una nuova vita a Fortaleza, la mia scelta di intraprendere un viaggio che mi avrebbe consentito la fuga da una vita stressante e priva di gioia di vivere era compiuta.
Avevo calcolato tutto nei minimi dettagli, ma come sempre l’imprevisto era in agguato:
la carta fisica del nuovo conto tarda ad arrivare, ma avevo già a disposizione l’app sul telefono, quindi decido di partire ugualmente il giorno prefissato per il mio volo era il 14 ottobre del 2023.
Ma quando arrivo a Fortezza, scopro che non posso pagare un hotel tramite bonifico, in quanto il sistema bancario brasiliano non prevede l’uso dell'IBAN per le normali transazioni. In Brasile, infatti, si usa il “Pix”, cioè un sistema di pagamenti in tempo reale, che consente transazioni semplici e veloci tramite l’utilizzo di un qualsiasi dispositivo mobile.
Giro invano per le strade di Fortaleza, fino quando un’insegna attira la mia attenzione:
ero di fronte all’Hotel Bell’Italia, con tanto di bandiera tricolore nei pressi di
"Praia de Iracema",
la spiaggia più famosa e frequentata di Fortaleza.
Entro e scopro che l’hotel è gestito da un calabrese e pertanto attraverso il suo conto italiano, riesco ad inviare un bonifico e pagarmi una camera.
In una delle mie solite lunghe passeggiate incontro per caso “Ariana”, una venditrice ambulante di “tapioca”, originaria di una piccola borgata di mare, famosa meta turistica del Nordest del Brasile: “Canoa Quebrada”, che in italiano si potrebbe tradurre come “imbarcazione rotta”.
Ariana tenta di vendermi la sua “tapioca”, una sorta di dolce ottenuto dalla lavorazione della farina di manioca, ma invece iniziamo a dialogare amabilmente e così tra noi nasce spontaneamente un’amicizia sincera.
Nei miei precedenti viaggi in Brasile avevo visto la pubblicità di varie agenzie di viaggio, che proponevano questa meta e stranamente mi sono sentito attratto, pensando che “nulla accade per caso”, per cui in compagnia di Ariana, il giorno dopo ci siamo diretti verso
“Canoa Quebrada”.
Tra Ariana e me è nata una fin da subito una speciale affinità elettiva e nei primi tempi lei mi ha ospitato nella casa che aveva preso in affitto, non lontano dal centro di “Canoa Quebrada”, dal quale faceva la spola per recarsi a Fortaleza per vendere il suo prodotto artigianale, lavoro che gli dava a malapena da vivere.
Nel mio programma, una volta giunto in Brasile, intendevo trovarmi un’occupazione umile e modesta, che mi consentisse di vivere in modo autonomo, ma nonostante “Canoa Quebrada” sia una meta turistica tutt’ora molto gettonata, in quel periodo eravamo in bassa stagione, per cui riuscire a trovare lavoro era un’impresa quasi impossibile.
Nonostante tra Ariana e me ci fosse un rapporto di pura amicizia, i suoi familiari iniziarono a sollevare obiezioni sulla nostra convivenza, per cui sono stato costretto a ritornare a vivere in mezzo alla strada, in attesa che dall’Italia arrivasse la mia carta di credito, come da richiesta presentata alla mia filiale di Riccione.
Traendo spunto dall’antica mitologia greca è facile paragonare la mia amica Ariana alla celebre “Arianna” che offre al suo innamorato “Teseo” il filo per ritrovare la strada del ritorno, una volta ucciso il “Minotauro” all'interno del labirinto di Creta.
Ed in effetti la mia carissima amica Ariana ha continuato ad aiutarmi per tutto il resto della mia permanenza a Canoa Quebrada.
È stato proprio grazie a lei, per esempio, se sono riuscito ad ottenere l’uso di un piccolo locale, che la prefettura locale aveva destinato proprio ai senzatetto, che si trovavano nella situazione in cui mi trovavo io in quel momento preciso della mia vita.
Il locale era davvero molto ristretto, circa due metri per un metro e mezzo, senza alcuna finestra e con l’ingresso privo di infisso.se sono riuscito a ottenere un piccolo locale che il municipio destinava ai senzatetto.
L’abitazione, se così si può chiamare, era davvero essenziale:
un unico locale di circa due metri per uno e mezzo, senza bagno, né tanto meno acqua e luce e completamente privo di finestre, con un solo ingresso e senza neppure l'infisso alla porta.
Comunque avevo trovato per strada un materasso usato, che qualcuno aveva buttato via, quindi riuscivo a dormire abbastanza comodamente e soprattutto avevo un tetto sulla testa ed un posto dove conservare le mie poche cose.
Trascorrevo le mie giornate parlando con la gente del posto, chiedevo lavoro e raccontavo la mia storia di libero professionista, che aveva deciso di cambiare vita.
Per mangiare mi arrangiavo chiedendo aiuto alle persone e non mancava mai qualcuno che mi offrisse un pezzetto di pizza o un piatto di “feijoada” (piatto tipico brasiliano con riso, carne, fagioli e verdure varie.
Per lavarmi mi tuffavo direttamente nell’Oceano Atlantico ed in sostanza vivevo per strada, raccontando a tutti la mia storia, ma mi rendevo conto che pochi mi credevano e la stragrande maggioranza delle persone mi considerava “matto da legare”.
Ero ricascato in una delle mie cicliche crisi psicotiche e trovandomi in una “fase UP” della mia sindrome bipolare, dormivo poco e soprattutto non smettevo di parlare, coinvolgendo chiunque volesse ascoltarmi nei miei deliranti pensieri.
Mi ricordavo in modo straordinario i nomi e le storie delle persone che incontravo, aspettavo con ansia che qualcuno mi offrisse finalmente un lavoro ed intanto il mio portoghese migliorava straordinariamente anche nella pronuncia e nella cadenza, tanto che le persone che mi avevano conosciuto fin dai primi tempi si meravigliavano dei miei progressi.
Lungo le mie infinite passeggiate alla scoperta di ogni angolo di questa piccola borgata di mare mi capitava spesso la sensazione di un “Deja vu”, come se in una vita passata avessi vissuto proprio in quella cittadina di mare, in fondo avevo percorso oltre 9.000 km per raggiungere un posto da cui mi sentivo attratto da oltre vent’anni.
Mie carissime amiche e miei carissimi amici social,
dopo una vita di sacrifici e duro lavoro, mi sentivo davvero bene e vi posso giurare che la sensazione che provavo era quella di essere finalmente tornato a casa.
Non so se qualcuno di voi crede nella reincarnazione o nel paradiso terrestre o negli universi paralleli, ma io so che stavo bene ed ero finalmente me stesso.
Le mie giornate trascorrevano tranquille ed io, pur essendo nato in una borgata di mare, non avendo mai imparato a nuotare poiché avevo il terrore di annegare, ho sempre evitato le acque profonde; ma ad un certo punto presi confidenza con l’oceano e le sue onde impetuose e, giorno dopo giorno, imparo ad ascoltare il ritmo della natura che mi circonda; osservo l’avanzare delle maree, che ciclicamente si ritirano, lasciando a volte sulla spiaggia delle conche d’acqua caldissima, che la gente del posto chiama “piscinas naturais” (piscine naturali) dentro le quali rimanevo a crogiolarmi per ore ed ore.
Mi bastava dormire due o tre ore per notte e spesso capitava che mi svegliavo verso le 4:00 del mattino cioè in piena “madrugada” (il periodo della giornata che va da mezzanotte alle sei del mattino) ed andavo in riva al mare per aspettare l’inizio dello spettacolo scenografico dell’aurora che nei pressi dell’equatore dura dai 30 ai 35 minuti e lo si può osservare tutto l’anno ed ogni giorno cambia in modo stupefacente.
Entravo sempre più in contatto con la bellezza della “Natura” che mi circondava, vivevo con nulla, ma ero davvero felice, poiché avevo trovato la mia pace interiore:
ero in pace con la natura, con il mio prossimo e soprattutto con me stesso!!!
Tutti conoscono la meraviglia dell’aurora boreale ed io stesso ho sempre desiderato vedere almeno una volta nella mia vita l’aurora boreale, di cui tutti parlano e che io personalmente ho visto solamente in alcuni video.
Mie care amiche ed amici social,
vi posso garantire che l’aurora equatoriale è una sorta di magia, che si ripete tutto l’anno, ogni giorno in modo diverso ed è uno spettacolo scenografico con colori caleidoscopici che variano in modo impressionante, dai primi attimi fino allo spuntare del sole, in poche parole vi posso giurare che lo spettacolo dell’aurora equatoriale è davvero una
“Una specie di Magia” - “ It's a Kind of Magic"
come cantava il mitico Freddy Mercury.
Avevo anche preso l’abitudine di ascoltare il concerto mattutino degli uccelli, guardavo i pescatori tirare a riva le loro imbarcazioni cariche di pesce fresco e rimanevo ammaliato nell’osservare i pescatori adoperarsi nell’arte di pulire il pesce fresco appena pescato.
Dormivo praticamente in mezzo alla “rua” (la strada), non sempre riuscivo a mangiare a sufficienza (in sei mesi e mezzo sono dimagrito quasi 27 chili), ma la mia coscienza e la mia conoscenza si allargavano sempre più, come se il mio cervello fosse in grado di fagocitare l’intero universo conosciuto!!!
Un giorno al ritorno dal mio solito bagno, rientro nel pertugio che la prefettura mi aveva concesso di occupare e scopro che qualcuno mi ha rubato il computer portatile che mi ero portato dall’Italia e che conservavo gelosamente.
Il portatile era un vecchissimo “notebook” che, però, conteneva nella sua memoria e nella memoria esterna, praticamente tutto il lavoro della mia vita. Tutto ciò che nel corso degli anni avevo trascritto in forma digitale, foto e ricordi di ogni specie.
Disperato mi reco presso la stazione di polizia locale, per sporgere denuncia, ma sono quasi le 13:00 ed i poliziotti sono in pausa pranzo, per cui non mi risponde nessuno.
Decido di chiedere aiuto a qualcuno e mi capita di incontrare un cameriere, con il quale avevo scambiato qualche parola nei giorni precedenti.
“Pernambuco”, questo era il nome con cui si faceva chiamare, comprende la mia situazione ed all’istante invia un messaggio vocale sulla chat WhatsApp della comunità locale di Canoa Quebrada.
Quello stesso pomeriggio mi viene restituito il portatile e solo qualche giorno dopo scopro che il boss della “facção local” (“fazione locale” o, per intenderci meglio, il gruppo criminale locale) si era interessato personalmente per farmi riavere quanto mi era stato sottratto.
Da quel momento in poi, entro a far parte ufficialmente della comunità di Canoa Quebrada, in quanto “protetto direttamente dal boss facção”, cioè la piccola organizzazione mafiosa tipica della cultura
“BRASILEIRA”.
Da straniero considerato da tutti un po’ matto, divento “Max, l'italiano” , come mi chiamavano tutti in paese.
Da Ulisse, sbarcato in questa piccola cittadina, dopo essere diventato “NESSUNO”, vivendo per strada senza alcuna prospettiva futura, vengo accettato dalla comunità locale ed in tantissimi mi aiutano, ciascuno come può.
Da “Niguein”, che è circa la pronuncia del termine “nessuno” in portoghese brasiliano, divento una persona degna di “rispetto” ed il 29 di dicembre, mi viene finalmente offerto lavoro come cameriere tuttofare in una pizzeria in centro e realizzo il mio sogno di vivere in modo libero ed autonomo.
L'analogia tra la storia di “Ulisse” che ci viene tramandata dai racconti di Omero, comincia a farsi spazio nella mia mente e così, felice della mia nuova vita e del ruolo che mi ero conquistato all'interno di questa ristretta comunità di persone, che mi apprezzano per quello che ero e che son diventato, comincio a “sentirmi veramente a casa”.
Mi sento pienamente realizzato nonostante il mio umile lavoro e le tante difficoltà superate per giungere alla meta, alla fine di un lungo viaggio, che io considero la mia vita precedente, la mia vita vissuta in Italia, piena di sacrifici e tanto scarna di soddisfazioni personali e professionali.
Adesso mi sento finalmente in pace con me stesso e mi "autoconvinco" che le medicine non mi occorrono per essere un uomo libero e felice.
D’un tratto mi rendo conto di aver trovato la mia patria, così come Ulisse, dopo mille peripezie e dopo aver affrontato l’ira di Poseidone, a cui Ulisse aveva ucciso con l’inganno il figlio Polifemo, riesce finalmente a tornare ad Itaca, allo stesso modo io avevo trovato la mia pace interiore, dopo aver combattuto per anni i miei mostri interiori.
Mi godevo la vita e lavoravo sempre con il sorriso sulla bocca ed accogliendo i clienti della pizzeria come ospiti graditi di quella che consideravo come fosse “casa mia”.
In breve tempo il mio modo diverso di accogliere i clienti fa aumentare notevolmente gli introiti della pizzeria, tanto che il proprietario mi offre oltre alla paga, anche vitto ed alloggio.
Insomma, in breve tempo la mia vita comincia ad assomigliare a quella di un vero brasiliano.
In più imparo velocemente la lingua... Sono in una “fase UP” della sindrome bipolare e tutto mi risulta estremamente semplice, dato che la mia mente viaggia a mille all'ora.
I turisti che si recano in vacanza a Canoa Quebrada sono per lo più brasiliani, ma ci sono anche parecchi francesi, statunitensi, olandesi, tedeschi e via dicendo.
Con una facilità che impressiona persino me stesso, inizio a parlare inglese, francese e spagnolo, in poche parole, non mi ferma più
“NESSUNO”!!!
Solo me stesso!!! Purtroppo…
Ho già ribadito che prima di partire alla volta del Brasile avevo organizzato tutto, compreso portare con me una buona scorta di medicine, che ho continuato a prendere regolarmente finché non sono finite.
A quel punto avrei potuto rivolgermi al servizio sanitario locale, ma non l’ho mai fatto proprio perché mi sentivo bene e più passava il tempo e più mi sentivo a mio agio con le persone e con il mondo che mi circondava.
Questo è stato il mio terribile ERRORE!!!
Questa volta non ho visto arrivare la mia “crisi interiore”.
Soffrire di “Sindrome bipolare”, al di là di tutti i termini tecnici che non mi compete spiegare, significa semplicemente che il mio cervello, a differenza di una "persona normale”, non produce "litio" a sufficienza, per cui le medicine che prendo regolarmente servono a compensare questa carenza cronica del mio organismo.
Ad inizio marzo del 2024, avendo terminato le mie scorte di medicine a metà dicembre del 2023, erano già circa tre mesi che il mio corpo stava andando in deficit di litio, ma io mi sentivo un
“Super Uomo”,
mentre in realtà stavo affrontando
la crisi peggiore di tutta la mia intera esistenza.
La mia mente girava come un uragano e cominciavo a vedere cospirazioni da parte di tutti nei miei confronti, pertanto mi comportavo in modo strano e dopo aver perso inevitabilmente il lavoro, mi sono ritrovato nuovamente in mezzo ad una strada.
Ho iniziato a prendermela con le persone che prima erano mie amiche e poi ho dato fastidio a persone “importanti”, legate alla “facção local”.
Quindi qualcuno ha deciso di “allontanarmi forzatamente” da Canoa Quebrada, in quanto ero persona sgradita alla piccola malavita locale.
Pertanto ho vissuto nuovamente nella “rua” (vivevo per strada alla stregua di un senzatetto) e sono stato picchiato e derubato di tutto, persino del mio passaporto.
Ero nel bel mezzo della mia fase delirante più acuta ed ho deciso di tornare a Fortaleza, dove ho iniziato a frequentare le “favelas”, i quartieri poveri e malfamati che sorgono soprattutto nelle periferie delle città metropolitane.
Le favelas brasiliane sono tra i posti più pericolosi che possano esistere sulla faccia della terra, ma se sai come comportarti, trovi delle persone accoglienti ed ospitali.
Si dice che se ti azzardi ad entrare in una favelas di Rio de Janeiro, difficilmente ne esci vivo, ma le favelas di Fortaleza, per mia fortuna, non sono così pericolose.
Una sera mi addentro in una favelas di Fortaleza e trascorro una delle più intense ed indimenticabili nottate della mia vita.
Certo devi saper rispettare le regole, ma solo all’interno di una favelas scopri il
VERO CUORE PULSANTE DEL BRASILE.
Sarebbe davvero complicato spiegare la magia di quella nottata, ma mi basta aggiungere che ad un certo punto mi sono ritrovato seduto in compagnia di tanti veri brasiliani, che raccontavano le loro storie.
All'inizio certo io non avevo diritto di parola, ma dopo un po’ il “boss” mi ha posto una domanda diretta, per cui da quel momento in avanti ho acquisito il diritto di partecipare a quello che in Brasile si chiama “brincadeira”, che è un modo tutto loro di prenderti e prendersi in giro e se non conosci la cultura “BRASILEIRA” non lo puoi capire.
Insomma ad un certo punto mi viene offerto di bere un bicchiere di “Cachaça”, un’acquavite, ottenuta dalla distillazione del succo di canna da zucchero.
Mi sono sentito a casa e c’ho preso gusto!!! Così ho imparato ad entrare ed uscire “vivo” dalle
favelas brasiliane.
Durante le mie lunghissime passeggiate alla scoperta della città, mi sono stranamente ritrovato in una piccola cittadina dell’area metropolitana di Fortaleza, in cui ero già stato nei miei viaggi precedenti in Brasile, risalenti ai primi anni del 2000, cioè oltre vent’anni prima.
Era un assolato pomeriggio ed io vagavo in giro per la cittadina, cercando di ricordare cosa era rimasto uguale e cosa invece, era totalmente cambiato.
Verso le “cinco de la tarde” (Le ore 17:00), concedetemi di fare riferimento alla celebre al poemetto scritto nel 1935 da Federico García Lorca, dicevo, nel pomeriggio inoltrato, dato che nei pressi dell’equatore il sole tramonta tutto l’anno intorno alle 18:00, dopo aver perlustrato praticamente tutta la zona, mi viene voglia di bere un bel caffè brasiliano, ma sono davvero sfinito e quando trovo in una stradina un marciapiede leggermente rialzato, ne approfitto per sedermi.
Voi siete liberi di non crederci, ma io vi posso garantire che neanche tre minuti dopo vedo arrivare un uomo con un bicchiere di caffè ed una confezione di gallette, cioè la tipica
“merenda brasileira”.
Man mano che questa strana figura viene avanti, si avvicina sempre più a me, che resto seduto su quel marciapiede, ecco che arriva la
“magia”...
... l’uomo mi offre il caffè ed il pacco di gallette che porta con sé ed io accetto di buon grado il caffè, mentre per quanto riguarda le gallette, ringrazio e rifiuto la cortese offerta, spiegando sempre gentilmente che quel giorno avevo già mangiato a sufficienza.
La cosa davvero strana ed inconsueta è che lui mi lascia il caffè e prosegue per la sua strada ed in un attimo, sparisce dalla mia vista.
Ma la cosa ancora più strana è che il caffè offertomi era contenuto in un “bicchiere di vetro”!!! Pertanto io ho sorseggiato con gusto questo caffè in vetro, come vuole la tradizionale cultura brasiliana, ma non ho potuto fare a meno di riflettere sulla “STRANEZZA” di questo gesto del tutto inaspettato ed inusuale.
Non appena mi ero seduto avevo finito di bere una bibita in bottiglia, quindi una volta terminato il caffè, ripongo il bicchiere di vetro sulla bottiglietta di plastica, in modo che sia ben visibile alla persona che così gentilmente me lo aveva offerto.
In Brasile queste “stranezze” non dico che siano all’ordine del giorno, ma di certo possono capitare, data la famosa accoglienza tipica dei brasiliani.
Ma in quel momento di “DELIRIO TOTALE” io ho pensato che il caffè mi fosse stato offerto direttamente da Dio, sceso in terra in carne ed ossa, proprio come accadeva a volte nelle tragedie greche:
il “Deus ex machina”, letteralmente il “dio uscito dalla macchina”, l’espediente inventato dal drammaturgo Euripide per sbloccare trame complesse ed ingarbugliate, che i mortali non sapevano più come risolvere.
Siete liberi di giudicarmi “pazzo stralunato” alla stregua dell’Orlando Furioso, ma io continuo a pensare che Dio abbia, in qualche modo, voluto comunic@rmi qualcosa, o magari farmi un
semplice saluto!!!
Ho cercato di raccontare al meglio il “succo” di questa mia avventura in Brasile, ma sono perfettamente consapevole di non essere riuscito ad esprimere al meglio questo mio groviglio di emozioni.
Spero comunque che vi sia arrivato almeno un “sapore” (cioè un piccolo assaggio, come era solita dire una persona a me molto cara) di questa mia parte di vita che ho avuto il piacere di condividere con voi,
mie care amiche ed amici social,
ed è per questo motivo che vi prometto che tornerò a parlare di altri aspetti e sfumature della “cultura brasileira”, che ho avuto modo di sperimentare e di toccare con mano in durante
il mio ultimo viaggio in Brasile
e quindi…
… questo sarà tutto un altro “post”!!!
ulisse-niguein-noprofit-profuture.org
La colonna sonora di questo "post" è composta da due brani molto diversi tra loro:
Come colonna sonora di questa lunga pagina dedicata al mio breve periodo di vita vissuta in Brasile, ho scelto ancora una volta due brani molto diversi tra loro.
<<Queen - “It’s a Kind of Magic”, scritto da Roger Taylor, era incluso nell’omonimo album del 1986, “It's a Kind of Magic”. La canzone nasce come brano portante della colonna sonora del film “Highlander - L'ultimo immortale”. Il testo riesce, magicamente, a fondere l’atmosfera fantastica della pellicola con un messaggio positivo ed universale sul potere dei sogni e del cambiamento>>.
Prometto che più avanti scriverò un post interamente dedicato a questo iconico film:
“Highlander - L'ultimo immortale”.
Il secondo brano l’ho scelto per esprimere il senso di smarrimento che ho provato durante questa mia permanenza in questo Paese stupendo e meraviglioso.
“Attenzione”
Parlo di senso di smarrimento come quello che si prova quando ci si perde nella giungla, ma io intendo “lo smarrirsi” una condizione iniziale e necessaria per ritrovare la strada di casa.
Come vi ho ben raccontato,
mie carissime amiche e carissimi amici social,
questo mio smarrimento all’interno del “vero cuore pulsante” del Brasile è stato l’inizio di un’esperienza straordinaria ed indimenticabile, che porterò nel cuore come si conserva un gioiello prezioso all’interno di uno scrigno dei propri ricordi.
Per chiarire il mio pensiero voglio riferirmi a quanto espresso da Walter Benjamin, che nel suo libro intitolato "Infanzia berlinese” ha scritto la celebre frase:
«Non sapersi orientare in una città non significa molto.
Ci vuole invece una certa pratica
per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta».
Io sostengo che per poter arrivare a conoscere profondamente un luogo, non ha importanza che sia una piccola o grande città o qualsiasi altro posto, bisogna prima “perdersi”, cioè abbandonarsi e lasciarsi incantare dalle meraviglie, reimparando ad osservare con gli occhi di un bambino.
Per questo sostengo che solo “perdendo l’orientamento”, cioè perdendo di vista la strada di casa e lasciandoti andare a nuove esperienze, puoi dire di conoscere veramente un luogo.
Consentitemi di fare riferimento ancora una volta a quanto cantato da Omero nella sua “Odissea”, che racconta i dieci anni trascorsi da Ulisse a navigare per larga parte del Mediterraneo alla ricerca della sua amata patria Itaca. E non aggiungo altro…
… ma questo è tutto un altro “post”!!!
ulisse-niguein-noprofit-profuture.org
Come prima traccia sonora di questo post ho scelto:
Gruppo autore del brano - Queen
Titolo del brano: “It's a Kind of Magic”
Album: “IT'S A KIND OF MAGIC”
Anno di pubblicazione - 1994
URL video della traccia sonora
https://youtu.be/0p_1QSUsbsM?list=RD0p_1QSUsbsM
Come seconda traccia sonora di questo post ho scelto:
Autori del brano - Emma Louise & Wankelmut
Brano originale “Jungle” - di Emma Louise - 2011
Titolo del brano: “My head Is a Jungle”
Album: “FULL HEARTS & EMPTY ROOMS”
Anno di pubblicazione - 2013
URL video della traccia sonora
https://youtu.be/Jaha10-onPE?list=RDJaha10-onPE
Straordinario
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