Comunic@re per vivere

&

Vivere per comunic@re

 

LA VERA CULTURA MAFIOSA

IN SICILIA

Autore dell’opera

Renato Guttuso

Titolo dell’opera

“La Vucciria” (1974)

Link dell’immagine:

https://www.analisidellopera.it/vucciria-di-renato-guttuso/

 

 

 

 

 

MY SOCIAL-NOTE-BOOK

Capitolo primo

Quarto paragrafo - Parte seconda

Comunic@re per vivere

&

Vivere per comunic@re

LA VERA CULTURA MAFIOSA

IN SICILIA

 

Segue da parte prima ...

 

A proposito dell’Uomo Ragno

mi sovviene in mente l’insegnamento

di Zio Ben per Peter Parker:

<<Da grandi poteri derivano

grandi responsabilità>>.

Ma nel mio caso funzionava tutto

in modo “leggermente” diverso…

Io, in quanto fratello del gestore del locale, non potevo permettermi di sbagliare, perché altrimenti avrei dato il cattivo esempio agli altri dipendenti.

“Viceversa” quando ad una dipendente o ad un dipendente capitava di sbagliare, la responsabilità era comunque e "SEMPRE" la mia, in quanto avrei dovuto vigilare meglio sull’operato altrui!!!

Ecco… questa era in sintesi proprio la teoria di mio fratello, per cui ogni qualvolta qualcosa andava storto, alla fine ero sempre io quello che veniva rimproverato, anche davanti ai clienti, poco importava.

A tutto ciò si aggiungeva la maleducazione di alcuni clienti, in particolare dei soliti avventori del bar, che nello specifico non tutti erano gentili e cortesi, ma anzi spesso e volentieri il loro comportamento lasciava ben a desiderare.

Ma questo è del tutto normale e fa parte del lavoro di chi gestisce un’attività a contatto con il pubblico e, come si suol dire in questi casi, “il cliente ha sempre ragione”, per cui sfoderi il migliore dei tuoi “falsi sorrisi”, ma in cuor tuo lo mandi direttamente e con biglietto di sola andata,

a quel paese!!!

L’evento straordinario era piuttosto rappresentato dal fatto che migliaia di persone uscissero dalle vicine discoteche, che durante le notti d’estate restavano aperte fino all’alba e le ragazze ed i ragazzi che andavano a ballare in discoteca, allora come ancora oggi, avevano come  unico scopo il "puro divertimento a tutti i costi", come era di moda già negli anni ‘80.

Questa “moda”, per così dire, consisteva in pratica nell’invasione dell’unico locale aperto a qualsiasi ora, cioè appunto il “Bar Riviera”, che veniva preso sotto assedio, proprio come gli “Ottomani” tra il 1500 ed il 1600 sconvolsero la Sicilia con le loro ripetute e devastanti invasioni e catastrofiche incursioni.

In queste occasioni potevi assistere all’assalto di un’orda di barbari che, dopo aver ballato, consumato fiumi di alcol e per fortuna, solo in alcuni casi, abusato di qualsiasi tipo di sostanza illecita, erano desiderosi di fare colazione in fretta, per chiudere in bellezza la serata ed andare finalmente a casa a dormire.

Già dai primi mesi in cui ho iniziato a lavorare, ho subito imparato a riconoscere gli effetti dell’alcol e delle varie droghe, che giravano liberamente ed anche pericolosamente in quegli anni nelle discoteche ed il "vero caos" esplodeva quando qualche “testa calda” si scontrava con un suo degno pari.

In questi casi era facile che ne uscisse fuori una rissa ed il mio compito era proprio quello di evitare in tutti i modi tale pericolosa eventualità, che avrebbe portato danni a cose, ma soprattutto anche a persone.

 

Erano gli anni ‘80 e non c’era nessun etilometro,

ma in compenso le strade erano disseminate di mazzi di fiori,

in ricordo dei tantissimi ragazzi che hanno perso la vita

dopo una “serata brava” trascorsa in discoteca.

 

L’indomani, giorno 26 giugno, mi sveglio di buon’ora e ripensando a quanto avevo scritto prima di addormentarmi, riprendo il cellulare in mano, questa volta al solo scopo di tracciare una linea di pensiero e continuare il racconto intrapreso.

 

[21/6, ore 07:05] Scrivo:

Citare Stephen Hawking - “La teoria del tutto” spiegata male;

 

[21/6, ore 07:05] Scrivo:

Otto ragazzi trucidati nelle sale giochi di Gela;

 

[21/6, ore 07:05] Scrivo:

Collegare "i pizzini" (fogli di carta scritti a mano) con il suono dei tamburi, come si usa tra le tribù in Africa e con la canzone di Bob Dylan - “Mr. Tambourine Man”;

 

[21/6, ore 07:05] Scrivo:

Collegare il concetto di “Buco nero” alla “cultura mafiosa”.

 

Quel venerdì mattina mia moglie mi propone di andare in piscina ed io penso che sia un’ottima idea per rilassarci e goderci la magnifica giornata di sole; ormai siamo in piena estate e ci meritiamo un bel tuffo nell’acqua limpida della piscina comunale.

Sono le 13:56 del 24 giugno 2026, mi trovo nella piscina comunale di Riccione ed ho appena fatto il bagno in un’acqua davvero meravigliosa.

L’acqua è caldissima e da bordo piscina, stavolta pienamente e completamente rilassato, rileggo i miei appunti e continuo a raccontare le storie vissute durante il mio periodo di vita trascorso in Sicilia.

 

24/06/26, ore 14:11 - Scrivo:

Rileggendo i miei promemoria, mi rendo conto che, prima di parlare di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, mi sembra opportuno spiegare cosa centra “La vera cultura mafiosa in Sicilia” con il testo di Stephen Hawking: “La teoria del tutto”.

Bene, partiamo dal fatto che fin dai tempi della scuola mi hanno affascinato in modo particolare le teorie matematiche e nello specifico tutto quello che concerne la storia della creazione del sistema solare e dell’universo intero, pertanto voglio cogliere l’occasione per spiegare, “assolutamente a modo mio”, alcune teorie che collegano la matematica alla fisica quantistica.

Niente paura... io non sono né un matematico, né tantomeno un fisico teorico, che si occupa dell’origine dell’universo, pertanto cercherò di spiegare “malamente”, cioè secondo quel poco che ho potuto comprendere, cos’è realmente un "buco nero".

 

24/06/26, ore 14:27 - Scrivo:

“LA TEORIA DEL TUTTO” spiegata male!!!

Prendo spunto dal titolo di un libro di Francesco Muzzopappa intitolato: “L’Odissea spiegata male”, un testo pensato e scritto per una lettura capace di conquistare i ragazzi ed anche gli insegnanti.

Partendo da questo semplice concetto di semplificare qualcosa che altrimenti potrebbe risultare di ardua comprensione, cerchiamo di immaginare cosa sia un “buco nero”, partendo dalla una delle leggi fondamentali della fisica, la seconda legge di Sir Isaac Newton, che recita:

F = m x a

In pratica la forza è data dallo spostamento della massa per l’accelerazione, detto in parole povere questo significa che, se per esempio lanciamo una pietra od un sasso, la forza impiegata è uguale all’accelerazione acquisita dal sasso, per il suo spostamento.

Nella sostanza, possiamo dire che più forza ci mettiamo,

più lontano arriverà il sasso!!!

Mi sembra che non faccia una piega.

Adesso prendiamo in considerazione, un’altra legge della fisica, la famosa equazione della relatività di Albert Einstein.

E = m x c²

(L’energia è uguale al prodotto della massa per la velocità della luce al quadrato).

Come potete vedere le due formule sono molto simili, anzi si assomigliano parecchio, ma ciascuna di esse, nel proprio contesto, assume un significato del tutto diverso.

Quindi provo a spiegare sempre “assolutamente a modo mio” la legge della relatività, a cui il famoso fisico Albert Eistein lavorò già a partire dai primi anni del secolo scorso e, spero francamente, che "Albert non si rivolti nella tomba"…

Secondo questa celebre formula, che ha rivoluzionato il concetto stesso di studiare ed osservare l’universo, se noi lanciamo la solita pietra alla velocità della luce al quadrato, cioè una velocità pazzesca ed impossibile da raggiungere,

questo benedetto sasso

diventa completamente

“PURA ENERGIA”.

In buona sostanza, il sasso, da oggetto materiale, “scompare” e si trasforma in “sola energia”, come se noi potessimo stringere in mano una pila o la batteria del nostro cellulare ed assorbirne interamente l'energia, per poi riaprire la mano e scoprire che la pila, o la batteria, non esistono più,

come in una specie di magia,

esattamente come cantava

il leggendario Freddy Mercury.

(Queen - “It’s a Kind of Magic” - 1986).

24/06/26, ore 14:54 - Scrivo:

Ma, ritornando al concetto di “Buco nero”, partiamo da un’altra considerazione, che fa riferimento ad un’altra ben nota legge:

la legge di gravitazione universale di Sir Isaac Newton,

secondo la quale, per farla semplice, nella Terra esiste una forza gravitazionale pari a circa 9,81 metri al secondo quadrato, il che significa che se lasciamo cadere il solito sasso, esso verrà attratto dalla Terra, che è molto più grande del sasso, acquisendo un’accelerazione pari a 9,81 metri al secondo quadrato.

Adesso, se invece ci riferiamo ad un “Buco nero”, qualsiasi oggetto venga attratto al suo interno si muove con una velocità SUPERIORE alla velocità della luce e proprio per questo motivo, noi non riusciamo a vederlo.

Se siete riusciti a seguire il mio modesto ragionamento vi rendete conto di quanto sia ENORME la massa di un “Buco nero”, infatti la Terra rispetto al sasso è notevolmente più grande, ma la sua forza gravitazionale è pari “solo” a 9,81 metri al secondo quadrato, che è un'accelerazione infinitamente più piccola rispetto a quella della velocità della luce al quadrato.

Se ne traiamo le dovute considerazioni, ecco “spiegato male” quanto è immensamente più grande un “Buco nero” rispetto al nostro piccolo pianeta Terra.

Spero di essere stato chiaro ed

al contempo non aver annoiato nessuno.

Ma la vera domanda è:

cosa centra il concetto di "BUCO NERO"

con la vera cultura mafiosa in Sicilia?

Bene, intanto vorrei specificare che la “MAFIA” in generale esiste in tutto il mondo, ma assume diversi nomi e diverse connotazioni a seconda del territorio in cui prende forma e si sviluppa.

Solo per fare qualche esempio, negli Stati Uniti d’America la mafia si chiama “Pizza Connection” - In Giappone opera la "Yakuza" - Le piccole organizzazioni mafiose in Brasile vengono chiamate “Facções locais” (letteralmente “Fazioni locali”) - A Napoli c’è la “Camorra” - In Calabria la “‘Ndrangheta” - in Puglia esiste “La Sacra Corona Unita”, nel Salento, la “Mafia Foggiana” (definita anche “Quarta Mafia”) e la “Camorra Barese”, ma l’elenco non si esaurisce mica qui!!!

Tutti sanno che la MAFIA nasce in Sicilia,

ma quali sono il significato

e l’origine etimologica del termine

“Mafia”???

A tal proposito, avvalendomi dell’aiuto di Google, ho condotto una piccola ricerca, ed ho scoperto che l’origine etimologica più accreditata è data dal termine arabo “mahyas”, che significa spacconeria o spavalderia, mentre un’altra ipotesi fa derivare il termine “mafia” sempre dall’arabo “mu’afah”, che tradotto in italiano suona qualcosa come “protezione”.

Se analizziamo i termini e le definizioni appena citate, ci rendiamo conto che, sia la protezione, sia la spavalderia e la spacconeria, fanno parte della cultura mafiosa ed anzi ne sono caratteristiche peculiari ed intrinseche.

Il celebre critico d’arte, politico ed opinionista televisivo, Vittorio Sgarbi, già qualche anno fa, in un'intervista che ricordo perfettamente, ha riassunto in modo impeccabile sia l’origine etimologica, sia la storia della nascita del termine

“MAFIA”,

riportando nello specifico un’antica leggenda, che parla di una madre disperata, a cui viene sottratta la figlia per essere violentata ed uccisa da un soldato francese, durante "I Vespri Siciliani del 1282" (La ribellione popolare scoppiata a Palermo il 30 marzo 1282 contro il governo oppressivo degli Angioini).

Questa madre, come nella celeberrima scena del film “Roma città aperta” (aggiungo io), nell'indimenticabile momento tragico e drammatico in cui Anna Magnani (intensa come non mai), corre per le strade di Palermo gridando disperata:

“Ma fia! Ma fia!”

(“Mia figlia! Mia figlia!”).

Questo grido d'angoscia diventa, ben presto, la scintilla che accende la rivolta dei palermitani contro gli oppressori francesi.

C’è da considerare, però, che alcuni storici smentiscono questa ipotesi, considerandola piuttosto frutto di una semplice leggenda, ma per me questo poco importa, perché quello che mi interessa effettivamente comunic@rVi,

mie care amiche e cari amici social,

è che la mafia nata allora in Sicilia,

oggi è del tutto cambiata.

La mafia di questi tempi

non è più la stessa "cosa" di allora.

Infatti, mentre alle origini la mafia nasce come rivolta ai soprusi subiti dagli invasori ed in Sicilia, nell’isola posta al “CUORE” del Mediterraneo, nell’isola che ai tempi degli antichi romani era considerata il “Granaio di Roma”, nell’isola che si trova al centro del “Mare Nostrum” si sono avvicendate davvero parecchie dominazioni straniere:

a partire dai Greci ed ai Cartaginesi, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi, per poi passare brevemente sotto il controllo dei Savoia e degli Asburgo, senza farsi mancare i Borboni durante il periodo del “Regno delle due Sicilie” ed, infine, per arrivare all’unità d’Italia nel 1860.

Durante l’avvicendarsi di tutte queste dominazioni straniere,

i Siciliani, che hanno origini risalenti alle antiche popolazioni

dei Siculi, dei Sicani e degli Elimi,

hanno reagito praticamente

e quasi sempre, stando a guardare,

“seduti comodamente al bar”...

… ed è per questo motivo che gelati, granite, cassate e quant’altro offre la cucina tipica siciliana, per quanto riguarda i dolci e la pasticceria (e non solo), penso che nulla abbia a che invidiare a nessun’altra cucina tipica regionale italiana o estera che sia.

In ogni caso, dicevo che la mafia delle origini

è cambiata nei valori e nel significato della

"CULTURA MAFIOSA”.

Innanzitutto oggi la mafia in Sicilia si chiama “COSA NOSTRA” e vi spiego cosa cambia: per prima cosa i valori insiti nel termine “mafia” vengono modificati ed in alcuni casi persino rivoluzionati e completamente stravolti.

Quello che in Sicilia oggi si intende per “Cosa Nostra” in italiano potrebbe essere tradotto come “Affare di famiglia”, cioè qualcosa che “Ci appartiene di diritto” e che viene trasmessa in eredità da padre in figlio, come un “bene” o, per meglio dire, come una "proprietà privata".

Infatti le cosiddette “Cosche mafiose” sono governate, di volta in volta, dalle varie famiglie emergenti, che spesso si scontrano per contendersi il controllo del territorio e quasi sempre ci scappano "svariati morti".

Solo per raccontare un piccolo aneddoto, vorrei aggiungere che durante il mio primo anno di università vengo invitato a cena a casa di colleghi universitari ed in quell’occasione mi trovo seduto allo stesso tavolo di un ragazzo di Gela (cittadina del libero consorzio comunale di Caltanissetta) che racconta come funzionano le cose al suo paese d’origine.

Questo “spavaldo” ragazzo ci confidò tranquillamente di essere scampato per puro caso alla strage giunta alle cronache nazionali come

“La strage degli otto ragazzi uccisi nelle sale gioco di Gela”,

in occasione della quale aveva perso il suo più caro amico.

Ma il suo tremendo e terribile racconto non si limitò a questo, infatti, poco dopo aggiunse che se provi antipatia per qualcuno o se questo qualcuno ti ha fatto uno sgarbo, puoi tranquillamente affidarti a degli “individui” per “regolare i tuoi conti” in sospeso e che esiste un vero e proprio tariffario per cose del genere:

1) vuoi spezzare un braccio a chi ti ha offeso??? 300.000 Lire.

2) vuoi spezzare una gamba al tuo nemico giurato??? 500.000 Lire.

3) vuoi liberarti dell’incomodo definitivamente??? 1.000.000 di Lire.

Ma tornando a parlare dei valori della "Mafia" come ad esempio, “l’uomo d’onore”, di cui vi parlavo all’inizio del mio racconto e che era considerato da tutti come colui il quale era preposto a garantire l'ordine e la sicurezza all’interno del proprio territorio,

NON ESISTE PIU'!!!

Al suo posto è subentrato il “Boss mafioso”, cioè la persona che comanda “i picciotti” (i ragazzi), che altro non sono che  "i giovani affiliati”, cioè piccoli delinquenti disposti a tutto pur di avanzare di grado nella gerarchia della "Cosca mafiosa".

In origine la "Mafia" aveva anche dei canoni rigidi a cui ciascuno doveva attenersi e far rispettare.

In primis era proibito "toccare" i bambini e le donne ed inoltre il controllo del territorio avveniva per "ragioni di sicurezza", in quanto le forze dell’ordine in Sicilia (in particolare i Carabinieri) non erano sufficienti e spesso, per non rischiare di perdere la vita, si chiudevano gli occhi alla vista di un qualsiasi crimine commesso.

Purtroppo lo Stato Italiano, infatti, dopo l’Unità d’Italia ha praticamente abbandonato al suo destino l’intero meridione, per favorire lo sviluppo economico ed industriale del Nord Italia.

 

Oggi, invece, “COSA NOSTRA”

NON GUARDA IN FACCIA PIÙ NESSUNO!!!

 

Originariamente la "Mafia" controllava semplicemente lo spaccio di sigarette, mentre adesso il controllo del territorio avviene in modo totale e massiccio, a partire dal “pizzo” (estorsione) che ogni esercente è costretto a pagare, fino al commercio di droghe pesanti, sia di derivazione vegetale, sia prodotte sinteticamente e che arrivano direttamente dai rapporti stretti e consolidati con i più pericolosi "Cartelli del narcotraffico", soprattutto del Sud America.

A tal proposito mi viene in mente

la storia della vita da pentito di

Tommaso Buscetta.

Se la giustizia italiana ha iniziato a comprendere l’organizzazione mafiosa siciliana, lo dobbiamo proprio al rapporto che Giovanni Falcone è riuscito ad instaurare con Tommaso Buscetta, detto il “Boss dei due mondi”.

Strana curiosità:

questa definizione ricorda quella attribuita a

“Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi”

ma indubbiamente per altre imprese e tutt'altre motivazioni.

In ogni caso, il magistrato Giovanni Falcone al suo primo incontro con Tommaso Buscetta, tira fuori il suo pacco di sigarette e ne offre una al suo interlocutore.

Può sembrare un fatto insignificante, ma non lo è affatto, in quanto sia nelle carceri, sia all’interno degli ospedali psichiatrici, che io, purtroppo, conosco molto bene in quanto ne sono stato ospite per ben tre volte, nel corso della mia esistenza, per cui so benissimo che una sigaretta è un bene prezioso ed in quanto tale, può diventare preziosa

“merce di scambio”.

In questo caso la merce di scambio

offerta da Giovanni Falcone

a Tommaso Buscetta

è stata

“LA FIDUCIA”.

Da quel momento in poi Tommaso Buscetta ha capito di trovarsi davanti un uomo di cui si poteva fidare ed in questo semplice modo è iniziata la collaborazione tra il “Traditore” Tommaso Buscetta, come verrà spesso chiamato l’uomo che ha trascorso, insieme alla sua seconda famiglia, gran parte della sua vita “all’ombra”, nascosto e protetto in diverse località segrete e con false identità.

Ecco,

mie care amiche e cari amici social,

adesso finalmente sono in grado di spiegarvi, cosa centra un "Buco nero" con la "Cultura mafiosa"!!!

Si può nascere in Sicilia ed essere persone oneste ed integerrime, questo è certo, ma se per un qualche evento della tua vita, o per meglio dire, per una tua qualsiasi scelta sbagliata,

vieni a contatto con

“Cosa Nostra”,

NON NE ESCI PIÙ!!!

 

Oggi “Cosa Nostra” è strutturata come un “Buco nero”, nel senso che, se ti cattura, ti risuchia esattamente come un "Buco nero" e se ti azzardi ad avvicinarti, una volta dentro l’organizzazione mafiosa, ne esci solo all'interno di una bara e lo dimostra proprio la storia del di Tommaso Buscetta, che anche dal Brasile, dove si era nascosto, ed anche all’interno del carcere, quando collaborava con il magistrato Giovanni Falcone e persino in tutti gli altri posti, dove viveva sotto copertura e con identità di volta in volta diverse, insomma

IN NESSUN CASO TOMMASO BUSCETTA

É MAI RIUSCITO AD USCIRE DA

“COSA NOSTRA”.

Comunque, ritornando a parlare della definizione di “COSA NOSTRA”, in sostanza sono cambiati i valori, nel senso che oggi “Cosa Nostra” non esprime alcun valore positivo e tutto si è trasformato in una cupidigia infinita di

“DENARO SPORCO DI SANGUE

E CHE VA LAVATO”.

 

Altro tassello di fondamentale importanza e che ci aiuta a comprendere meglio la mentalità mafiosa è il particolare “uso” della bassa tecnologia, da parte di alcuni dei più violenti boss di “COSA NOSTRA” di tutti i tempi.

Mi riferisco in particolare modo a Salvatore Riina (Detto “Totò u Curtu”, a causa della sua bassa statura), Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, ma anche tanti altri boss meno conosciuti, erano avvezzi ad usare questo metodo di comunicazione scritta.

L’uso dei “pizzina” (cioè i bigliettini di carta scritti a mano ed usati per impartire ordini agli “affiliati”) era una pratica diffusa tra molti degli esponenti di vertice della criminalità organizzata.

Questo tipo di comunicazione a “bassa tecnologia” consentiva ai boss di eludere ogni tipo di intercettazione, in quanto il “pizzino”, una volta recapitato all'esecutore materiale dell'ordine, veniva letto e bruciato subito dopo.

Le forze dell’ordine ed i magistrati incaricati di indagare erano, in questo modo, completamente impossibilitati a risalire al mandante.

Il vero “superpotere” del “pizzino” era la capacità di recapitare “messaggi inappellabili”, in quanto provenienti direttamente dal boss mafioso di turno e che, non di rado, contenevano persino vere e proprie “condanne morte”.

Mie care amiche e cari amici social,

potrei continuare a lungo, ma se qualcuno di voi, ha seguito attentamente le varie interviste rilasciate dal magistrato Nicola Gratteri, oltre alle serate dedicate da “La7” al suo intrigante ed avvincente programma, sa benissimo di cosa stiamo parlando.

 

24/06/26,  ore 15:03 - Scrivo:

A parte tutte queste divagazioni, in cui siamo persino riusciti a fare riferimento a Giovanni Falcone, a parlare dei "Buchi neri" e raccontare parte della storia di Tommaso Buscetta,

NON BISOGNEREBBE MAI DIMENTICARE CHE

il magistrato Giovanni Falcone, (Il Servitore dello Stato)

ha dato la vita, così come è successo anche

a Paolo Borsellino, oltre naturalmente

alla stessa Francesca Morvillo,

(moglie di Giovanni Falcone),

ed alle donne ed agli uomini

delle rispettive scorte.

 

Aggiungo, per dovere di cronaca, che Giovanni Falcone, il magistrato che soprattutto in occasioni delle commemorazioni, viene oggi spesso definito dai "Mass Media" il "Servitore dello Stato", ai tempi fu abbandonato proprio dallo Stato Italiano.

Intendo ricordare a tutti che, già a partire dall'attentato dell'Addaura, il magistrato Giovanni Falcone fu ingiustamente accusato (sempre dagli stessi "Mass Media" e persino dall'allora presidente della "Commissione Antimafia", Gerardo Chiaromonte) di aver organizzato tutta una montatura, con lo scopo ultimo di attirare l'attenzione sulla sua persona.

Intendo chiudere questa infinita pagina ricordando,

in segno di speranza, la frase che ci ha lasciato

un grande uomo come Giovanni Falcone:

«Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali

e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini».

La mia personale interpretazione di questa frase è la seguente:

<<La mafia potrà anche riuscire ad uccidere gli uomini di giustizia,

ma le loro idee continueranno a camminare sulle gambe delle persone oneste>>.

Piccolo appunto del venerdì 3 luglio ore 00:06 - Scrivo:

P.S. (Post scriptum):

Vorrei infine specificare che il racconto dell’esperienza del mio lavoro al bar centra con la vera cultura mafiosa, perché in Sicilia sei costretto a diventare adulto prima ancora di goderti la gioia dell’infanzia e la semplicità dell’adolescenza.

Se vuoi farti strada devi combattere con tutte le tue forze ed a volte scontrarti anche contro i “mulini a vento” e faccio riferimento al famoso romanzo di Miguel de Cervantes.

In particolare mi ricollego all’episodio dei mulini a vento, la scena più celebre del “Don Chisciotte”, quando il protagonista, scambia i mulini per “Giganti” e si lancia in una "folle battaglia".

Per quanto mi riguarda i miei “GIGANTI”, io li vedo davvero, anzi vivono dentro la mia testa e questo rende tutta la mia esistenza molto più complicata e complessa, rispetto a quella di una persona considerata “normodotata”.

Inoltre, facendo riferimento al titolo di questa pagina, vorrei aggiungere che, quando nasci in Sicilia, cresci in una terra in cui il pericolo è sempre dietro l’angolo, nel senso che devi fare attenzione a molte cose, per esempio alle amicizie che scegli.

Da bambini si cresce con l’idea di essere immortali, niente ti può ferire e niente ti "tocca" davvero dal profondo, ma crescendo le cose cominciano a cambiare e, purtroppo, non sempre in meglio.

Per esempio se da bambino vedi tuo babbo e tua mamma come dei "Supereroi della Marvel”, man mano che diventi più grande cominci a vedere che anche i tuoi genitori possono sbagliare,

in fondo sono esseri umani anche loro, o no?

Ma ben presto arriva un’età in cui non ti sta bene nulla e vorresti buttare in aria il mondo, per scrivere da capo tutte le regole a modo tuo.

Ecco, quando io ho iniziato a lavorare al bar, attraversavo proprio questa fase di ribellione contro i miei genitori, mentre ero completamente “stregato ed incantato” da mio fratello maggiore Guglielmo e per lui ero disposto a fare qualsiasi cosa, persino affrontare i "mulini a vento" di cui parlavo prima.

Tutto questo può sembrare normale,

anzi direi che fa parte del naturale percorso di crescita,

che porta un bambino, attraverso l’adolescenza,

a diventare una persona adulta.

Ecco, durante questo percorso, esci fuori dall’ambito familiare, in cui nasci e cresci protetto, per ritrovarti in una terra, nel mio caso la Sicilia dei primi anni ‘80, in cui le amicizie che fai giocando per strada (allora si poteva ancora fare, anzi era la norma), ad un certo punto della tua vita, possono rivelarsi “amicizie pericolose”, mentre a volte, come nel mio caso, si dimostrano “amicizie preziose”.

Grazie al lavoro da cameriere al bar ho imparato parecchie cose e direi che è stata un’esperienza fondamentale nella mia vita, in quanto mi ha insegnato, in primis, ad osservare le persone da lontano e percepirne la “presenza”, o se vogliamo, l’essenza, un poco come fanno gli animali nella giungla, osservare attentamente al di là delle apparenze ed, infine, regola fondamentale:

“Farsi i fatti propri”!!!

Insomma, per farla breve, se vuoi vivere in Sicilia senza andare incontro a qualsiasi tipo di pericolo ti si pari di fronte, devi imparare fin da subito a tenere gli occhi ben aperti, la mente sveglia ed il cervello costantemente acceso, accorto e perspicace.

Inoltre devi imparare a conoscere, prima di tutto te stesso (come diceva Socrate), ma anche e soprattutto le persone che ti si avvicinano, con una scusa qualsiasi e che si dichiarano tue amiche.

In fondo penso che mio padre aveva ragione quando mi diceva che l’amicizia è solo interesse e convenienza, nel senso che bisogna rendersi conto che a volte le persone che reputi amiche, spesso hanno un fine del tutto diverso dall’amicizia e quando finalmente lo scopri, la lesione che ne consegue, può essere persino più dolorosa di quando finisce un amore e ti ritrovi con il cuore spezzato.

Il tradimento da parte di un’amica o di un amico, infatti, provoca un “taglio netto”, una lacerazione ancora più profonda rispetto alla "ferita" subita per il tradimento di un amore.

A tal proposito, vorrei parlare del “Delitto d’onore”, che anch’esso, purtroppo, fa parte integrante della "Cultura siciliana", ma direi che mi sono dilungato anche troppo, per cui…

 

Ringrazio di cuore 

chi ha avuto la pazienza ed il tempo

da dedicare alla lettura di

tutto questo mio delirante discorso

sulla "Mafia" e sulla mia amata terra natia.

 

LA COLONNA SONORA DI QUESTA PAGINA

Come traccia sonora di questa lunga pagina dedicata alla

“mia amata Sicilia”

ho scelto un brano di una cantante emergente, dotata di una voce strepitosa e straordinaria, capace di esprimersi in dialetto siciliano con una intensità emotiva intensamente coinvolgente, anzi direi proprio avvincente, appassionante e persino a tratti ammaliante.

L’artista di cui vi sto parlando è Delia (nome d’arte di Delia Buglisi) ed il brano si intitola

“Sicilia Bedda”,

una canzone che esprime un profondo senso di amore,

orgoglio e nostalgia verso la propria terra d’origine:

un affetto ed un senso di appartenenza che non si spegne mai!!!

 

Personalmente, pur avendo lasciato la Sicilia da oltre 21 anni,

sento ancora forte il richiamo della mia terra natia,

che porto sempre nel cuore!!!

 

 

… ma questa è tutta un'altra pagina!!!

 

info@ulisse-niguein-noprofit-profuture.org

 

 

Come traccia sonora di questa pagina ho scelto:

Autrice del brano - Delia

Nome d'arte di Delia Buglisi

Titolo del brano: “Sicilia Bedda”

Album: “SICILIA BEDDA”

Anno di pubblicazione - 2026

 

URL video della traccia sonora

https://youtu.be/waFC8oMM7I8?list=RDwaFC8oMM7I8